Evie ha quattordici anni e un disperato bisogno che qualcuno al mondo si accorga di lei. Quando un giorno, al parco, vede un gruppo di ragazze farsi strada tra la gente come squali che tagliano l’acqua, non riesce a distogliere lo sguardo. È incantata dai vestiti alternativi, dalle mani coperte di anelli, dal senso di sicurezza e assoluta libertà che loro trasmettono. È l’inizio di un’ossessione. Evie, solitaria, insicura, sviluppa per loro una sorta di venerazione, in particolare per Suzanne, la più grande, e spasima per sentirsi accettata nel gruppo. Così. quando viene invitata nella comune hippy in cui le ragazze vivono tutte insieme con un carismatico guru, neanche lontanamente riesce a intuire quanto si stia avvicinando al cuore del male. Era l’estate del ’69.


Le ragazze è uno di quei romanzi che mettono in difficoltà chi vuole scriverne una recensione: non sono brutti, ma lasciano al lettore quella sensazione di insoddisfazione della quale è difficile ricercare la causa. Il tema è interessante, la storia fila, eppure non è abbastanza a farne un romanzo che si imprime nella memoria.

All’inizio pensavo fosse per lo stile: tutto quel melodramma, quella purple prose che sembra promettere chissà quali profondità e che invece è solo vuota di certo non depongono in favore de Le ragazze. Eppure lo stile non è un motivo sufficiente a renderlo insoddisfacente: alla fine sotto quei giri di parole ci sono concetti interessanti e, parlando di adolescenza, un certo grado di retorica può essere confacente al tema.

Poi ho pensato che la colpa fosse imputabile allo scarso carisma dei personaggi, soprattutto Russell e Suzanne, che ci aspetteremmo essere molto affascinanti per irretire nuove giovani persone nella loro cerchia e per indurle a fare qualsiasi cosa, non importa quanto immorale. Di sicuro la storia ne avrebbe tratto giovamento, visto dire che qualcuno è carismatico non è la stessa cosa che mostrarlo: l’impatto sulla mente del lettore, nel secondo caso, è decisamente maggiore.

In realtà, quello che rende il romanzo insoddisfacente è il suo mancare l’obiettivo, che non è mostrare il disperato bisogno di un’adolescente di far parte di un gruppo, ma dimostrare quanto possa essere devastante insegnare alle ragazze a compiacere i ragazzi in modo che questi si accorgano di loro e possano dar loro quel posto nel mondo che credono essere incapaci di trovare da sole.

Ho apprezzato tantissimo che Cline ci mostrasse come questa “competizione” per gli uomini (e i ragazzi) crei gelosie e invidie che spaccano qualunque rapporto tra le donne (e le ragazze) di questo romanzo, lasciandole sole e a rischio di perdere se stesse in rapporti squilibrati (che magari sembrano un sogni idilliaci, ma ben presto si rivelano realtà crudeli).

Peccato che alla fine questo importante tema portante venga lasciato a se stesso: Cline ci lancia indizi e riflessioni in proposito lungo tutto il romanzo, ma si dimentica di farli convergere, di unire i puntini per consegnarci la denuncia di un sistema educativo che sa solo consegnarci padroni incapaci di accettare qualunque rifiuto e serve pronte a tutto per non perdere i favori del loro despota.

3 stars smaller

Salva

Annunci