Max Walker è Golden Boy. Bello, intelligente, campione nello sport, amico perfetto, figlio perfetto, il rubacuori della scuola. È perfino affettuoso e adorabile con suo fratello. Karen, la madre di Max, è un avvocato di grido, determinata a mantenere la facciata di naturale eccellenza che ha costruito in anni e anni. Ma ora che i suoi figli stanno diventando grandi e che lei sta perdendo il controllo su di loro, inizia a temere che quella facciata possa sgretolarsi. Ad aumentare la tensione, suo marito Steve ha deciso di candidarsi alle elezioni e i riflettori di tutti i media nazionali sono puntati sulla loro casa. I Walker hanno un segreto da nascondere. Max è speciale. Max è differente. Max è “intersex”. E quando un enigmatico amico d’infanzia ricompare per metterlo di fronte alla sua difficile identità, Max è costretto a guardare in faccia il suo ben protetto segreto. Perché i genitori non ne parlano? Cosa gli stanno in realtà nascondendo? Più si sforza di capire, e più Max si sente perso in un oceano di nuove domande, soprattutto ora che per la prima volta si è innamorato. Riusciranno i genitori, gli amici, la bella fidanzata ad accettarlo se lui non sarà più Golden Boy? Continueranno ad amarlo anche quando conosceranno la verità? Una è la domanda decisiva, la questione alla quale deve assolutamente trovare una risposta: chi è in realtà Max Walker? Abigail Tarttelin è nata a Grimsby nel 1987. Attrice, sceneggiatrice per il teatro e la televisione e editor di numerose riviste on-line, nel 2013 è stata premiata con il Power 1000, il premio per le 1000 personalità più influenti di Inghilterra (che vede ai primi posti la famiglia reale e diversi campioni dello sport). Collabora con i blog del “Guardian” e dell'”Huffington Post”. Golden Boy è il suo primo romanzo.


Recensione precedentemente pubblicata su La Malafemmina.

Golden boy è un romanzo che racconta la storia di Max, un ragazzo intersessuale, e della sua famiglia: sembrano tutti passarsela alla grande, fino a quando un evento traumatico non manda in frantumi la loro quotidianità per portare alla luce tutte le questioni irrisolte.

La principale, naturalmente, è l’intersessualità di Max, che, sebbene si presenti con la rara combinazione cromosomica 46,XX/46,XY, cioè abbia le caratteristiche tipiche dell’ermafroditismo, non è mai stata oggetto di grandi discussioni in famiglia. Max sa di essere intersessuale, ma il silenzio dei suoi genitori e l’atteggiamento dei medici, più interessanti a normalizzarlo che al suo benessere, lo convincono di essere uno scherzo della natura, un errore genetico ambulante che non riuscirà mai a trovare una ragazza disposta a stare con lui.

È stato difficile leggere i pensieri di Max: e questo nonostante il romanzo sembri a tratti troppo artificiale e si rivolga soprattutto a un pubblico adolescente (che è un modo elegante di dire che sono invecchiata). Tuttavia, la disinformazione sull’intersessualità è drammaticamente realistica: solo l’anno scorso in Italia ci si vantava di aver operato un bambino intersessuale di due anni.

Proprio come se avere un corredo cromosomico maschile ti rendesse automaticamente un uomo e fosse necessario asportare al più presto qualunque attributo femminile di troppo. Perlomeno è intervenuta l’ONU, per la precisione il CRPD (Comitato delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità), che ha ammonito l’Italia per le pratiche di mutilazioni genitali intersex (IGM).

Non si butta via l’autodeterminazione delle persone solo perché queste sono troppo piccole per decidere e si ha paura della (e per la) loro diversità. Mentre leggi della vita di Max che diventa un inferno a causa dell’ignoranza che circonda la sua intersessualità e su tutto pesa il terrore che qualcuno lo venga a sapere, tu lettore avresti voglia di urlare perché – maledizione – com’è possibile che Golden boy sia ancora una storia plausibile? Che da qualche parte ci sia davvero un Max che si vede solo come una variante genetica impazzita?

È veramente criminale che con l’attuale possibilità di diffondere e recepire notizie e informazioni l’intersessualità sia ancora così poco conosciuta, e non solo tra le famiglie, ma anche tra gli stessi medici, tra i quali sembra ancora persistere forte quest’ansia maschilista che fa sì che si desideri riportare all’eteronormatività chiunque abbia osato discostarsene. Bisognerebbe accrescere la consapevolezza dell’esistenza dell’intersessualità, sia nei corsi universitari sia in quelli di aggiornamento professionale.

Inoltre, sarebbe davvero il caso che lo Stato italiano si decidesse a proteggere queste persone con una legge ad hoc (i primi passi all’interno dell’UE sono stati mossi in Germania): laddove non arriva il senno dei singoli, ci pensi almeno il diritto, in modo che nessuno debba più soffrire come Max e la sua famiglia.

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