Le Operette morali sono una raccolta di venticinque componimenti in prosa, divise tra dialoghi e novelle dallo stile medio e ironico, scritte tra il 1824 ed il 1831 dal poeta e letterato Giacomo Leopardi.
Sono state pubblicate definitivamente a Napoli nel 1835, dopo due edizioni intermedie nel 1827 e nel 1834.
Le Operette sono l’approdo letterario di quasi tutto lo Zibaldone.
I temi sono quelli cari al poeta: il rapporto dell’uomo con la storia, con i suoi simili ed in particolare con la Natura, di cui Di Croce matura una personale visione filosofica; il confronto tra i valori del passato e la situazione statica e degenerata del presente; la potenza delle illusioni, la gloria e la noia.
Sono tematiche riproposte alla luce del cambiamento radicale avvenuto nel cuore dello scrittore: la ragione non è più un ostacolo alla felicità, ma l’unico strumento umano per sfuggire alla disperazione. [Wikipedia]


Operette morali è il tipico libro che, da chiunque venga letto (a patto che non abbia il cervello chiuso per ferie), non può essere ignorato. Possiamo essere più o meno d’accordo o in disaccordo con Leopardi, ma la sua lucida analisi della vita, l’universo e tutto quanto (cit.) ci sbatte in faccia considerazioni che potete aver liquidato come “seghe mentali di un gobbo depresso” alle scuole superiori (ma allora chi ve lo ha spiegato Leopardi? Topo Gigio?), ma non una volta cresciuti (altrimenti passate come chi parla il linguaggio dei ggiovani, ma… meh).

Oltretutto, non potete accampare scuse del tipo “eh, ma è scritto difficile” (non è vero, è italiano dell’Ottocento, mica del Trecento, e questa edizione Garzanti ha tante di quelle introduzioni e note da rendere estremamente improbabile l’incomprensione) o “eh, ma è palloso” (non è vero, Leopardi annovera anche l’ironia tra le sue doti) perché Leopardi è tanto, tanto attuale e tanto, tanto utile a difendersi dai paladini della Natura.

Negli ultimi tempi, infatti, la Natura è diventata sinonimo di Bene: se un cibo è naturale, allora fa bene; se un tizio ha rapporti sessuali naturali, è bene; se non prendi medicine ma ti affidi ai rimedi naturali, è bene. Peccato che il cibo naturale potrebbe essere una mela con i vermi (mangiala, vedi come starai bene dopo…); i rapporti sessuali possono anche essere naturali, ma, se non sono consenzienti, di bene non hanno nulla; e morire di cancro perché hai provato a curarti con qualche acquetta magica o impiastro maleodorante è davvero l’ultima frontiera dell’estremismo. Leopardi ci ricorda che la Natura non è né Bene né Male: è così e basta, e trovarci qualunque bontà (o qualunque cattiveria) è solo una delle tante illusioni umane.

Inoltre, il buon Leopardi è straordinariamente attuale anche per quanto riguarda il dibattito sull’editoria. Quante volte avete sentito gli autori autopubblicati lamentarsi delle loro difficoltà a trovare un pubblico che li apprezzi? Quante volte ci si lamenta che in Italia ci sono più libri che lettori? E quante volte ci si lamenta della scarsa preparazione intellettuale di chi recensisce libri? Se pensate che questi problemi siano nati con le autopubblicazioni, gli ebook e le scie chimiche, leggete Operette morali e ricredetevi – e ricordatevi che Leopardi aveva contro anche la Chiesa cattolica, che mise all’indice tutte le sue opere, cosa che a quei tempi non significava polemiche e aumento delle copie vendute…

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