Buon lunedì, prodi seguaci!

Da quanto tempo! 😀 Sono un po’ sparita ultimamente, ma la vita ha reclamato attenzioni e sul blog ho latitato… anche in quelli degli altri, in effetti: credo che mi rimetterò in pari con gli articoli altrui solo nella prossima vita! ^^’

Cooooomunque, oggi vi lascio una citazione da Golden boy di Abigail Tarttelin, romanzo su un ragazzo intersessuale.

Da quando Max è venuto in clinica, quel giorno di settembre, ho pensato molto a cosa voglia dire essere intersex, ho pensato all’identità di genere, al mio atteggiamento ideologico e a quello della mia categoria professionale nei confronti dei sessi e dell’intersessualità. Credevamo di conoscere i sessi: uomini e donne erano concetti compiuti, separati da confini ben definiti. Ma negli ultimi tempi mi sono resa conto che stiamo solo cominciando a capire che cosa sia l’identità di genere, quanto sia importante per un individuo che gli si riconosca una identità sessuale giusta, fino a che punto tutto questo influenzi l’adulto che quel bambino diventerà un giorno, e cosa succede quando non vogliamo considerare l’identità di genere qualcosa di duttile, malleabile, e ci vergogniamo di parlarne con i bambini, con i giovani, persino con gli adulti. Aver a che fare con dei transessuali in clinica non mi aveva preparato a Max, perché essere un maschio e voler essere una femmina o viceversa è molto diverso, se non addirittura l’opposto, rispetto all’essere a proprio agio con quello che si è, come forse è il caso di Max, e tuttavia essere costretti a scegliere di essere diversi per via di pressioni esterne. Come medico mi trovo in genere ad affrontare situazioni in cui è possibile individuare con chiarezza cosa è bene e cosa non lo è. Non è bene essere obesi, non è bene avere il cancro, non è bene abusare dello zucchero. Lo stesso vale per molte questioni morali: non è bene essere razzisti, non è bene pagare un uomo più di una donna per lo stesso lavoro, non è bene uccidere. Forse è proprio per questo che l’intersessualità è una questione così controversa. Di “norma” esistono due sessi, e quando qualcuno esce dalla norma, pensiamo che qualcosa non vada e parliamo di “disordini”. Ma la vita di una persona, fino a che punto può essere rovinata dall’intersessualità?

Max Walker è Golden Boy. Bello, intelligente, campione nello sport, amico perfetto, figlio perfetto, il rubacuori della scuola. È perfino affettuoso e adorabile con suo fratello. Karen, la madre di Max, è un avvocato di grido, determinata a mantenere la facciata di naturale eccellenza che ha costruito in anni e anni. Ma ora che i suoi figli stanno diventando grandi e che lei sta perdendo il controllo su di loro, inizia a temere che quella facciata possa sgretolarsi. Ad aumentare la tensione, suo marito Steve ha deciso di candidarsi alle elezioni e i riflettori di tutti i media nazionali sono puntati sulla loro casa. I Walker hanno un segreto da nascondere. Max è speciale. Max è differente. Max è “intersex”. E quando un enigmatico amico d’infanzia ricompare per metterlo di fronte alla sua difficile identità, Max è costretto a guardare in faccia il suo ben protetto segreto. Perché i genitori non ne parlano? Cosa gli stanno in realtà nascondendo? Più si sforza di capire, e più Max si sente perso in un oceano di nuove domande, soprattutto ora che per la prima volta si è innamorato. Riusciranno i genitori, gli amici, la bella fidanzata ad accettarlo se lui non sarà più Golden Boy? Continueranno ad amarlo anche quando conosceranno la verità? Una è la domanda decisiva, la questione alla quale deve assolutamente trovare una risposta: chi è in realtà Max Walker? Abigail Tarttelin è nata a Grimsby nel 1987. Attrice, sceneggiatrice per il teatro e la televisione e editor di numerose riviste on-line, nel 2013 è stata premiata con il Power 1000, il premio per le 1000 personalità più influenti di Inghilterra (che vede ai primi posti la famiglia reale e diversi campioni dello sport). Collabora con i blog del “Guardian” e dell'”Huffington Post”. Golden Boy è il suo primo romanzo.

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