In un mondo devastato dalle radiazioni atomiche, gli Stati Uniti sono divenuti uno Stato totalitario, basato sul controllo del corpo femminile. Difred, la donna che appartiene a Fred, ha solo un dovere da compiere nella neonata Repubblica di Galaad: garantire una discendenza alla élite dominante. Il regime monoteocratico di questa società del futuro, infatti, è fondato sullo sfruttamento delle cosiddette ancelle, le uniche donne che, dopo la catastrofe, sono ancora in grado di procreare. Ma anche lo Stato più repressivo non riesce a schiacciare i desideri e da questo dipenderà la possibilità e, forse, il successo di una ribellione. Comparso per la prima volta in Italia negli anni Ottanta, il romanzo della Atwood conserva tutt’oggi la sua attualità. Mito, metafora e storia si fondono per sferrare una satira energica contro i regimi totalitari. Ma non solo: c’è anche la volontà di colpire, con tagliente ironia, il cuore di una società meschinamente puritana che, dietro il paravento di tabù istituzionalizzati, fonda la sua legge brutale sull’intreccio tra sessualità e politica.


Recensione precedentemente pubblicata su La Malafemmina.

Il racconto dell’ancella è un romanzo distopico che ipotizza un futuro non troppo lontano in cui, negli Stati Uniti, si è instaurato un brutale regime teocratico che ha raccolto il potere nelle mani di (pochi) uomini – i Comandanti – e ha relegato le donne a ruoli subalterni. Per rafforzare il loro status, i Comandanti si sono assicurati l’utilizzo delle preziose Ancelle, donne ancora fertili dopo che un qualche disastro nucleare ha drasticamente ridotto la fertilità della popolazione americana: queste vengono costrette a essere dei meri uteri da riempire, delle fattrici che devono imparare a obbedire, ad annullarsi nel loro ruolo e a considerarsi fortunate di vivere in un Paese dove sono protette dai peccati.

Purtroppo però questa patriarcale unione di Stato e Chiesa non protegge affatto le donne, ma anzi incoraggia la loro oggettificazione, lo slut-shaming, la violenza sessuale entro le mura domestiche, gli abusi di potere, il divieto di accesso a un qualunque tipo di istruzione, la proibizione di mostrare il proprio corpo e qualunque altra gabbia nella quale, nel corso della storia, il genere femminile è stato rinchiuso: Il racconto dell’ancella ci mostra senza pietà tutta la ferocia del patriarcato e ci dimostra con lucidità quanto esso sia un sistema sociale che stritola le persone, mietendo vittime tanto tra le donne quanto tra gli uomini.

Sarebbe già terrificante così, eppure l’aspetto peggiore de Il racconto dell’ancella è il fatto che niente nel mondo distopico creato da Margaret Atwood è inventato o portato all’esasperazione, com’è tipico di questo genere letterario. Per stessa ammissione dell’autrice, infatti, una delle sue regole durante la stesura del romanzo era: nessun aggeggio tecnologico immaginario, nessuna legge immaginaria, nessuna atrocità immaginaria. Quindi, qualunque cosa leggiate in questo libro è accaduta davvero in un certo momento della nostra storia e in una determinata parte della Terra e la mancata eradicazione del patriarcato fa sì che qualcosa del genere, date le giuste circostanze, possa accadere di nuovo.

Ecco perché, con l’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca, questo romanzo è tornato in auge e la serie televisiva trattane che debutterà il 26 aprile prossimo su Hulu ha riscosso così tanto interesse: con il suo linguaggio violento e sessista, il nuovo presidente degli USA ha aperto numerose crepe nell’unico muro che vale la pena di erigere, cioè quello tra Stato e religioni, e ha legittimato di nuovo tutta una serie di atteggiamenti discriminatori nei confronti di donne e minoranze. Questo è inaccettabile e Il racconto dell’ancella è qui per dirci che non dobbiamo mai abbassare la guardia e mai cedere terreno perché l’eteropatriarcato è ancora in mezzo a noi e non dobbiamo permettergli di alzare troppo la voce, correndo il rischio che si faccia dei nuovi amici.

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