Cameron è l’escort più richiesto di New York. Ha una sola regola: mai lasciar entrare nessuno. Ma quando adesca il pubblicitario Trevor Barclay al bar di un hotel, il sorriso timido dell’uomo e i suoi occhi verdi fanno dimenticare a Cameron tutte le sue regole.
I loro incontri appassionati lasciano Cameron scosso, senza fiato… e innamorato per la prima volta nella sua vita.
Ma come può dire a Trevor che il primo uomo con cui sta dopo sedici anni vende il proprio corpo per vivere?


La prima cosa vera si presenta come una variazione di una storia vista parecchie volte (il prostituto che si innamora del cliente), ma sarebbe stato carino se non presentasse alcuni difetti che mi hanno fatto storcere il naso.

Punto primo, sono rimasta infastidita da questa mania di Cameron, l’escort, di gongolare sulle dimensioni del suo pene e sulla capacità del suo culo. Siamo tutti contenti per te, tesoro, ma quest’esaltazione fine a se stessa non ti rende più simpatico. Sarà una quisquilia, ma davvero fastidiosa.

Il secondo punto è più grave: in diversi dialoghi, Grant rende evidente di aver bisogno di troncare la conversazione e non si fa scrupoli di tagliarla bruscamente, lasciando il lettore stordito. Inoltre, ha la mania di riportare in dettaglio qualunque cosa mangino o cucinino i personaggi: sembra di stare su Giallo Zafferano! L’insieme dà l’idea di ingenuità: dove sarà stato l’editor? Per non parlare poi di questa scemenza del blog, del quale si riporta un post prima di ogni capitolo e che ha come unico scopo quello di sistemare in qualche modo un finale troppo tirato via.

Infine, c’è la questione della prostituzione. Possibile che il leitmotiv sia sempre “non posso stare con te se fai sesso a pagamento”? Insomma, chi si prostituisce è condannato alla solitudine? Mi piacerebbe leggere un finale diverso, una volta tanto, uno nel quale il partner accetta di stare accanto all’uomo che si prostituisce (o qualunque sia la combinazione di generi nella coppia). Ci sono un sacco di varianti possibili per non scrivere sempre la solita storia, anche nell’ambito della letteratura d’evasione, coglietele, benedetti autori!

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