In un arcipelago al largo delle coste della Virginia, lungo un arco di tempo che va dal 1855 a un postapocalittico e distopico 2143, si intrecciano le storie di due famiglie. Queste isole – per alcuni un santuario, per altri una terra di incubi – avvolgono le esistenze dei personaggi in una rete di miserie e piccoli miracoli.
La determinazione di due sorelle che si stringono l’una all’altra in una famiglia devastata dalle metanfetamine; una ragazza che lotta per emanciparsi da un padre alcolizzato; una donna che decide di fuggire da una famiglia violenta per ritrovarsi tra le braccia di un uomo forse peggiore: relazioni tumultuose che scorrono lungo i rami di un albero genealogico, sullo sfondo di un paesaggio pericoloso e ammaliante. Un turbinio di vicende che trascina il lettore in un’esperienza estrema di nascita e morte, di giuramenti e di istinti primitivi e vili.
La voce di Sara Taylor, avvicinata dalla critica a quella di Flannery O’Connor, è intrigante e selvaggia. Tutto il nostro sangue è un romanzo abitato da storie e personaggi ambigui, colmo di situazioni grottesche e pervaso dal soffio della letteratura gotica del sud degli Stati Uniti.


Tutto il nostro sangue è l’esordio letterario di Sara Taylor e io me lo sarei perso di certo se non fosse stato per il GdL LiberTiAmo: mi sarebbe dispiaciuto molto perché, nonostante qualche difetto, è un romanzo interessante.

Innanzi tutto propone figure femminili di tutto rispetto: nonostante il desolante contesto di violenza nel quale gran parte di queste donne si ritrova a vivere, nessuna di loro viene dipinta come la tipica vittima impotente alla quale ci hanno abituato i vari spot antiviolenza. Si tratta sì di vittime, ma questo non le definisce: sono le loro scelte a definirle, sia che siano condivisibili (lasciare il loro aguzzino o aiutare un’altra donna a farlo) sia che non lo siano (omicidi e mutilazioni… sì, non si va tanto per il sottile).

Inoltre, mi è piaciuta tantissimo l’organizzazione del romanzo, che non segue uno sviluppo in ordine cronologico degli eventi, ma ogni capitolo è ambientato in un anno diverso, spesso con personaggi diversi come protagonisti. Questo conferisce al romanzo un sapore da raccolta di storie brevi, anche se collegate tra di loro, molto piacevole.

Veniamo ora alle note dolenti. Francamente, non ho proprio capito quale fosse il ruolo dell’elemento di realismo magico che a un certo punto viene introdotto nella narrazione. L’ho trovato un po’ buttato là a casaccio e davvero non necessario. Tuttavia, il climax del “che-cazzo-sto-leggendo” Taylor lo raggiunge con i capitoli ambientati in un ipotetico futuro distopico e/o post-apocalittico.

Quei capitoli li ho capiti anche meno del realismo magico. Ma erano proprio necessari? O, perlomeno, era proprio necessario introdurli solo con le paranoie di una tipa, peraltro citate in fretta e furia alla fine di un capitolo e che sembrano sul momento solo i deliri di una vecchia pazza? Messi così sembrano troppo slegati dal resto della narrazione e si ha l’impressione di leggere tutto un altro romanzo.

Oltretutto, ho la netta sensazione che il messaggio cruciale fosse proprio in quello spiazzante mondo distopico: peccato non averlo colto perché troppo impegnata a chiedermi dove fossi finita…

3 stars smaller

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