Buon lunedì, prodi seguaci.

Quella appena trascorsa non è stata una bella settimana per l’Italia e nemmeno per il resto del mondo (notizie orribili dal campo profughi bombardato in Nigeria, dal grattacielo crollato a Teheran, dall’incidente ferroviario in India, dall’insediamento alla Casa Bianca di quel bulletto di Trump… etc…): uno dei pochi lampi luminosi è stata la #WomensMarch, una meravigliosa manifestazione piena di slogan ispiranti. Di conseguenza, una citazione da Le donne entrano in scena di Annie Goldmann cade a fagiolo.

Lo stesso fenomeno si verifica durante la Comune di Parigi del 1871, che vede una spettacolare partecipazione delle donne: esse attivano asili, mense, organizzazioni di solidarietà, e inoltre partecipano alle lotte, finendo vittime della terribile repressione dell’esercito di Versailles. La più famosa di esse, Louise Michel, pagherà il proprio impegno comunardo con nove anni di deportazione in Nuova Caledonia (dove crea una scuola per bambini indigeni). Nelle sue memorie scriverà: «Se la reazione avesse avuto tante nemiche fra le donne quanti ne ebbe fra gli uomini, Versailles avrebbe dovuto faticare di più; […] La donna, quella presunta debole di cuore, è più capace dell’uomo di dire: bisogna farlo! Essa si sente lacerare fino nelle viscere, ma resta impassibile. Senza odio né collera, senza pietà per se stessa né per gli altri, bisogna, che il cuore sanguini o no. Così furono le donne della Comune […]».

Il nostro è stato il secolo nel quale le donne hanno compiuto un progresso decisivo in tutti i campi della vita pubblica e privata.
Dalle suffragette degli inizi dei secolo fino al movimento femminista degli anni Settanta, la storia delle conquiste femminili è contrassegnata da una serie di successi ma anche da problemi ancora aperti.
Lavoro, istruzione, diritti individuali, parità giuridica, divorzio, contraccezione, aborto: queste le voci di un repertorio di conquiste che hanno mutato il rapporto uomo-donna.
La diversità dello sguardo femminile e femminista sul mondo ha cambiato il modo di guardare ai molteplici aspetti della vita quotidiana e alle relazioni tra i sessi. Ma il modello occidentale, che resta un punto di riferimento per l’emancipazione delle donne, mostra anche i suoi limiti: a quando, infatti, una effettiva parità nel lavoro, nella politica? E quale bilancio si può trarre dalla condizione delle donne in Paesi come la Tunisia, l’India, l’Iran, l’Algeria dove il persistere di tradizioni secolari non cessa di esercitare il suo pesante condizionamento?

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