Quando si tratta di discriminare la donna, le principali religioni monoteiste sono tutte d’accordo. Ogni donna sarà etichettata come figlia di Maria o figlia di Eva: la donna è l’origine del peccato, la tentatrice che seduce e porta alla perdizione. E allora la religione, alibi del patriarcato, serve per opprimere e sconfiggere, secolo dopo secolo, millennio dopo millennio; e allora serve un dio maschio, un figlio di dio maschio, un profeta maschio, sacerdoti maschi. Norme, tradizioni e costumi hanno l’unico scopo di perpetuare il controllo sociale sulla donna, spesso grazie alla sua pia connivenza, ancora più spesso attraverso l’assuefazione alla violenza.
Giuliana Sgrena svela e denuncia tutte le forme di questo odio nei confronti delle donne. Da fenomeni estremi come l’infibulazione «faraonica» e lo stupro di guerra, che se ripetuto per dieci volte fa sì che la donna sia finalmente convertita, a tragedie dolorosamente quotidiane come il femminicidio, versione contemporanea ma non meno cruenta del delitto d’onore, con cui il maschio rivendica il possesso della moglie, figlia, sorella, il diritto di deciderne la vita o la morte. Ma esistono anche prevaricazioni più sottili e subdole, come l’ideale di purezza e verginità, che condiziona le donne nelle scelte di vita, nel ruolo sociale, perfino nell’abbigliamento.
Giuliana Sgrena manda in frantumi le consuetudini e risale alla radice stessa della sottomissione femminile, mostrando quanto ancora oggi la legge della religione riproduca la subalternità della donna al «primo sesso». Dio odia le donne è un libro che ferisce. Dopo averlo letto, nessuno potrà più avere dubbi: il Dio degli uomini ha sempre odiato le donne, e il suo odio non accenna a diminuire.


Prima di leggere Dio odia le donne avevo quasi dato per scontato che questo titolo fosse provocatorio: perché Dio dovrebbe odiare metà degli esseri che lui stesso ha creato? Non avrebbe molto senso – sempre che di senso si possa parlare in relazione alle religioni e alla fede.

Tuttavia, terminata la lettura, non ne sono più molto sicura. O meglio, l’idea che Dio non odi le donne mi è sembrata più legata al modo in cui io, da atea impregnata di cultura laica, guardo all’atteggiamento delle tre religioni abramitiche nei confronti dei vari generi. Infatti, vedo supremazia dell’uomo (naturalmente, nato uomo) come un mero fatto contingente a un (lungo) periodo storico e non come un destino ineluttabile scritto nel DNA (cosa si fa, infatti, quando proprio il DNA tradisce questo dualismo alla Adamo-Eva-e-non-c’è-posto-per-nessun-altro?).

Ovviamente so che parecchi credenti sono d’accordo come me, ma mi pare altrettanto ovvio che le istituzioni religiose continuano a propendere per i loro vecchi, cari modelli oppressivi e trovo offensivo che lo facciano giustificandosi con motivazioni già smentite sessant’anni fa. Secondo loro, Dio odia davvero le donne. O, per dirla con la carota, ha assegnato loro altri compiti – e se questi compiti non fanno per te, a quale altra conclusione vuoi arrivare se non quella che Dio ti odia, proprio così come sei, proprio così come lui ti avrebbe fatto?

Il libro di Giuliana Sgrena è molto puntuale ed essenziale nel citare le fonti che giustificano l’odio e la subalternità di un genere nei confronti di un altro e anche nel riportare pratiche atroci come le mutilazioni genitali, che, anche se non hanno origine in nessuna religione, continuano a essere assimilate come pratica virtuosa. Sic.

Non guasta nemmeno la sua grande esperienza di giornalista che ne ha viste tante, di belle e di brutte, senza che questo, però, incida sulla sua lucida analisi: non c’è livore nelle sue parole, solo tristezza e stanchezza per un mondo che fa ancora resistenza alla pace e al rispetto reciproco.

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