Buon lunedì, prodi seguaci! ^^

Siete sotto neve, freddo e gelo? Io, graziata dalla neve anche a questo giro, mi sono limitata a offrire al vento gelido meno occasioni possibili di infiltrarsi in posti dove non era desiderato, coprendomi a dovere e stando a casa il più possibile in compagnia di Ama il tuo nemico di John Carlin, il mio primo libro per la #2017RHC. 😀

«Tshwete capì fin dall’inizio che il ripristino del rugby internazionale avrebbe spinto gli afrikaner a rivedere i proprio preconcetti sull’ANC», afferma Rossouw. «Era assolutamente favorevole a usare il rugby come strumento di riconciliazione».

Tshwete e Stofile sostennero la proposta di fronte al NEC. Le opinioni si divisero tra i pragmatisti, che credevano fosse giunto il momento di un gesto d’apertura (sebbene immeritato), e quelli che invece vedevano come perfida e oltraggiosa l’idea di ricompensare i boeri. Furono i primi a convincere Mandela. D’altronde, l’idea di sfruttare il rugby come invito agli afrikaner affinché salissero sul treno della democrazia era in perfetto accordo con la strategia da lui elaborata, e sperimentata con il maggiore Van Sittert, ai tempi della prigione. I bianchi avevano avuto molto “panem”, ma gli erano stati negati i “circenses”. L’ANC gli avrebbe restituito i giochi, permettendo agli Springboks di tornare nuovamente sulla scena mondiale.


Uscito dal carcere, dopo ben ventitré anni, Nelson Mandela ha ancora di fronte a sé il nemico contro cui ha speso tutta la vita: l’apartheid. Nel 1994 si tengono le prime elezioni a suffragio universale del Sudafrica, e Mandela trionfa. Ma se il Sudafrica è fatto, restano da fare i sudafricani. Così il genio politico del prigioniero n° 46664 si inventa la più audace e improbabile delle scommesse: usare il rugby, lo sport dei bianchi, per unire una volta per tutte i sudafricani. Mandela intuisce ciò che nessun altro è in grado di vedere: “Se non potete parlare alle loro menti, parlate ai loro cuori”. Così il Sudafrica ottiene l’organizzazione della coppa del mondo del 1995, e inizia il miracolo. Gli Springboks collezionano vittorie, e il Paese intero si innamora. Il 24 giugno i giocatori scendono in campo per disputare la finale contro i temibili Ali Blacks, la squadra neozelandese considerata la più forte del mondo. Mandela siede in tribuna, mentre sessantaduemila tifosi, per la maggior parte bianchi, lo acclamano. E al coro si uniscono davanti alla tivù i milioni di neri delle township. Contro ogni pronostico quel giorno gli Springboks realizzano il punto decisivo e coronano il sogno del loro presidente: quarantadue milioni di sudafricani sono finalmente uniti dalla stessa passione.

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