Il buio dell’inverno svedese, il Natale con le sue leggende, il Värmland, terra di laghi e di poeti, con le sue grandi distese naturali, il costante richiamo alla semplicità dei suoi abitanti, la nostalgia di antichi ricordi: queste sono le atmosfere che si respirano nella nuova raccolta di racconti della narratrice svedese, premio Nobel nel 1909, “la più grande scrittrice dell’Ottocento”, secondo Marguerite Yourcenar. Ritorna la fascinazione di Selma Lagerlöf per le semplici storie senza tempo che richiamano l’incanto dei sogni e delle fiabe: il miracolo della notte di Natale nella foresta di Göinge, le avventure del suonatore di violino di Ullerund, la leggenda della miniera d’argento. Storie solo all’apparenza ingenue, ma che presto rivelano l’abilità della scrittrice nel variare ritmi, creare colpi di scena, insinuare arguzie, usare il candore e la delicatezza, il potere suggestivo della sua scrittura come un velo ironico per la sua sapiente esplorazione dei meccanismi più sottili dell’animo umano.


La leggenda della rosa di Natale è una raccolta di sette racconti e il primo di questi, l’unico strettamente natalizio, è quello che dà al volumetto il suo titolo, che rimane comunque adeguato considerato lo spirito che si respira nelle storie.

Queste, infatti, hanno tutte un sapore fiabesco e si impegnano a trasmettere un insegnamento morale tipico del periodo natalizio, soprattutto per chi lo festeggia in maniera religiosa. Tutti gli altri (me inclusa, in effetti) forse troveranno alcuni insegnamenti non proprio condivisibili, ma consiglio loro di considerarle delle storie provenienti dalla tradizione, della quale si fa tesoro solo di quel tanto che ancora ha senso alla luce delle nuove conoscenze.

Sarebbe un peccato perdersele solo per motivi ideologici, per così dire, perché Selma Lagerlöf ha una penna molto interessante e molto delicata: ogni storia mi dipingeva in testa quadretti ad acquarello molto belli, dai tratti morbidi e, in parte, luminosi.

Tuttavia, non aspettatevi di leggere le storielle della Disney: lo stile di Lagerlöf sarà anche delicato, ma con i temi trattati ci va giù pesante e, nonostante la lievità della forma, la sostanza rischia di farvi venire il magone…

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