Che cosa pensano di se stessi i pedofili e gli stupratori? Quali sono le loro storie e come sono diventati sessualmente violenti? Esistono differenze psicologiche e di pericolosità sociale oppure i cosiddetti sex offender sono tutti uguali? E ancora: si tratta di una patologia dell istinto o di una devianza psicosociale? Analizzando il comportamento sessuale violento, Marina Valcarenghi cerca di rispondere a questi delicati interrogativi riflettendo sulla possibilità di far acquisire ai responsabili una nuova consapevolezza di sé, che distingua la persona dal reato e trasformi la paura di se stessi in una prospettiva di guarigione. A emergere è un’analisi attenta e consapevole dell’intreccio fra disturbo psicologico e responsabilità morale, del modo in cui la legge e il costume hanno considerato negli anni la pedofilia e lo stupro, delle possibili vie di intervento sociale e dei problemi psicologici e deontologici cui il terapeuta deve far fronte. Un libro che affronta un tema scottante e di grande attualità, che accanto a considerazioni teoriche riporta colloqui, sogni, vicende di casi terapeutici particolari seguiti nel corso di una pluriennale attività di psicoterapia con sex offender, con donne e uomini vittime di abusi e, soprattutto, attraverso una pionieristica esperienza con i detenuti sessualmente violenti di un carcere italiano.


Non so bene cosa dire di questo libro: Marina Valcarenghi è una psicoterapeuta e psicanalista con parecchi anni di esperienza nell’affrontare la terapia con sex offender, pedofili e stupratori. Insomma, ha già detto tutto lei e, aggiungo, con grande competenza e sensibilità: cosa riportare in una recensione se non l’ovvio?

Ma forse è proprio dell’ovvio che c’è bisogno: davanti alla notizia di una donna stuprata, è davvero ancora accettabile chiedere com’era vestita? Se era da sola? Se la zona dove si trovava era “sicura”? Se era d’accordo con quel rapporto sessuale mentre era ubriaca fradicia? Se non era stata troppo provocante, troppo puttana?

E forse è altrettanto necessario ribadire che, se dopo la vergogna è ancora tutta della vittima e la funzione rieducativa nelle nostre carceri è per lo più un miraggio, prima non è che si faccia granché in termini di prevenzione. L’educazione sessuale e affettiva è diventata impraticabile nelle scuole a causa dei fondamentalisti terrorizzati dalla teoria gender e la terapia per chi scopre di avere interessi pedofili o fantasie di stupro può essere appannaggio solo chi di può permettersela economicamente.

Ci sarà chi griderà che bisogna proteggere donne e bambini: e come vorreste farlo senza impiegare risorse ed energie laddove questa violenza potrebbe scatenarsi? Non so se vi rendete conto di quanto siamo stanch* di questo femminismo di facciata che continua a togliere fondi ai centri antiviolenza…

4 stars smaller

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