Erano stati un sogno le sue gioie e i suoi dolori, gli attori del dramma e lui stesso? Ed è forse l’autore del racconto anch’esso un sognatore che si desta soltanto ora? Se è così, oh, tu che l’ascolti e gli sei caro in ogni sua visione, cerca di tenere a mente le dure realtà da cui ebbero origine questi fantasmi; e nella tua sfera d’azione – nessuna sfera è troppo ampia, nessuna è troppo limitata per tale fine – cerca di correggerle, migliorarle, addolcirle. Così il nuovo anno sia per te benigno, per te e per tutti coloro la cui felicità è nelle tue mani! Così ogni anno possa essere più lieto del precedente, così non sia privato il più umile dei nostri fratelli della sua parte di bene, quale gli fu destinata dal Creatore.

Il messaggio di amore e di fiducia nell’uomo viene affidato in questo racconto (1844) alla voce delle campane, vecchie compagne dello sparuto, affamato Trotty Veck, perennemente in attesa di messaggi o pacchi da recapitare. Divenute immense spettrali figure, lo guidano attraverso il difficile cammino dell’apprendimento, additando nella sfiducia verso l’umanità la sua colpa. Gli scorrono davanti agli occhi le immagini di un futuro amaro e senza riscatto, in cui gli esseri amati si degradano nella miseria, nella prostituzione, nel crimine. In un incerto equilibrio tra la vita e la morte il racconto consente, sin quasi alla fine, una doppia lettura: visione d’incubo di un futuro possibile; oppure “realtà” di cui Trotty, ormai spettro, viene messo al corrente. Il finale serve al personaggio e allo scrittore, per prefigurare una marea del Tempo che spazzi via come foglie i sopraffattori.

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