Sulle casacche portavano triangoli neri, marrone, rosa o viola. Erano gli internati nei lager nazisti che appartenevano a “categorie” troppo spesso dimenticate nelle commemorazioni ufficiali delle vittime di quella barbarie. Oltre agli ebrei, infatti, il nazismo tentò di sterminare i disabili, condannati alla sterilizzazione o al lager in nome dell’eugenetica; gli zingari, considerati un pericolo sociale e poi internati e uccisi; gli omosessuali, perseguitati, castrati e rinchiusi nei campi di concentramento; i testimoni di Geova, eliminati per il loro rifiuto del servizio militare e la loro opposizione al regime. In questo libro viene ricordata la storia delle vittime “dimenticate” che affrontarono tremende vicissitudini nel periodo più cupo del Novecento. Perché la loro tragedia sia di monito per il futuro.


Dopo la delusione di Zigeuner: Lo Sterminio Dimenticato, avevo proprio bisogno di trovare un libro che trattasse del Porrajmos, il genocidio dei Rom e dei Sinti, in maniera dignitosa, senza tutti quegli orridi strafalcioni linguistici che ne facevano un libro proprio tirato via.

Vittime dimenticate non mi ha deluso, è un ottimo punto di partenza per informarsi sulle modalità con le quali furono condotti gli stermini di Rom e Sinti (ai quali è dedicato il capitolo più lungo del libro), degli omosessuali (per i quali si rimanda soprattutto a Homocaust di Massimo Consoli), dei Testimoni di Geova e dei disabili e dei malati incurabili.

Se il lettore volesse poi approfondire le sue conoscenza, alla fine del libro vi è una bibliografia essenziale molto interessante – inutile dire che mi sono segnata tutti i titoli, anche se credo che sarà assai complicato reperirne diversi.

Personalmente, sono rimasta molto colpita dal racconto degli stermini di disabili e malati incurabili e dei Testimoni di Geova, perché erano quelli sui quali avevo meno conoscenze pregresse. In particolare, sono rimasta molto colpita dall’accuratezza delle informazioni che i Testimoni di Geova diffondevano su quanto stava accadendo in Germania, mentre ho sempre letto della disinformazione degli ebrei sul destino dei loro cari (in particolare, penso alla straziante richiesta di notizie da parte del marito di Irène Némirovsky nel tentativo di conoscere la sorte della moglie).

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