Nothing is as it used to be for the Black Dagger Brotherhood. After avoiding war with the Shadows, alliances have shifted and lines have been drawn. The slayers of the Lessening Society are stronger than ever, preying on human weakness to acquire more money, more weapons, more power. But as the Brotherhood readies for an all-out attack on them, one of their own fights a battle within himself…

For Rhage, the Brother with the biggest appetites, but also the biggest heart, life was supposed to be perfect—or at the very least, perfectly enjoyable. Mary, his beloved shellan, is by his side and his King and his brothers are thriving. But Rhage can’t understand—or control—the panic and insecurity that plague him…

And that terrifies him—as well as distances him from his mate. After suffering mortal injury in battle, Rhage must reassess his priorities—and the answer, when it comes to him, rocks his world…and Mary’s. But Mary is on a journey of her own, one that will either bring them closer together or cause a split that neither will recover from…


Ebbene, in ritardo di molti mesi (ma ormai quest’anno credo di aver perso da parecchio la possibilità di rimettermi in pari con le recensioni), vi scrivo il mio delirio sul quattordicesimo libro della Confraternita del Pugnale Nero. Sì, avete letto bene, nonostante il considerevole numero di volumi, sono ancora qui a bramarne ancora…

The Beast torna a parlare di uno dei Fratelli più amati, Rhage, e della sua Mary, che da qualche tempo non sono più in perfetta sintonia, sebbene ci mettano un po’ a capirlo. Mamma mia, gente, mi ero dimenticata di quanto fosse romantico e sdolcinato Rhage! Sembra proprio un enorme cagnone bisognoso di coccole…

Il problema che sorge tra di loro è quello dei figli: Mary non può averne e, come sappiamo, loro due possono stare insieme proprio per questo motivo. Devo dire che Zia Ward si è mossa ancora una volta molto bene, ribadendo il concetto che il desiderio di avere dei figli può essere feroce e mettere in crisi una coppia solida, ma che non è affatto universale (vedesi Vishous e Jane).

I figli sono importanti anche in relazione al trio Layla-Qhuinn-Blay: finalmente abbiamo il parto e, in tutta sincerità, è stata l’unica parte del libro che mi ha convinta poco… soprattutto perché la necessità letteraria (il quindicesimo libro sarà proprio quello di Layla e Xcor) è troppo scoperta, ma anche perché continua l’uso ad minchiam dei poteri di Payne…

E, a proposito di Xcor… io non so davvero come Zia Ward riuscirà a sistemare il casino nel quale si è andata a infilare… qualche indizio c’è già in The Beast, ma spero davvero che il signorino peni un bel po’ prima di essere accettato, visto tutto quello che ha combinato finora…

Altro bel casino da sistemare è quello di Assail, che ormai ha preso una pericolosa china verso l’autodistruzione: la presa dalla cocaina si fa sempre più stretta, tanto che ormai è evidente a tutti (tranne al diretto interessato). Questo tuttavia non impedisce ad Assail di fare il ragazzaccio e ho letteralmente adorato la tensione sessuale che si viene a creare tra lui e Throe: il primo parecchio divertito dall’idea di giocare con una morale sessuale eterocentrica, il secondo decisamente poco a suo agio di fronte al suo desiderio per un altro maschio.

Si vociferava che Throe sarebbe finito con Saxton, ma adesso non mi dispiacerebbe vederlo con Assail (con buona pace di Sola)… tanto più che l’incontro tra Throe e Saxton non sembra aver scatenato chissà quali fantasie…

In tutto questo bailamme, poi, Zia Ward ha pensato bene di introdurre un nuovo personaggio – Jo – una pre-trans dispersa nel mondo degli umani. Il misterioso vampiro inseminatore di umane è tornato a colpire ancora…

Infine, due parole su Lassiter, del quale in The Beast annusiamo il ruolo decisamente preminente in futuro (sarebbe un mega-spoiler scrivere perché, ma non vedo davvero l’ora che tutti lo scoprano, soprattutto Vishous!).

5 stars smaller

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