Buon lunedì, prodi seguaci! ^^

Siamo entrati nella settimana di Natale e con il GdL di LiberTiAmo stiamo leggendo Canto di Natale di Charles Dickens, giusto giusto per entrare in atmosfera! 😀

Oggi vi posto proprio l’incipit, perché è uno di quelli che non appena hai letti ti fanno rilassare lo spirito critico tanto sono accattivanti e ben scritti.

Marley era morto. Nessun dubbio al riguardo. Il suo certificato di morte risultava firmato dal pastore, dal coadiutore, dall’impresario delle pompe funebri e dal capo della confraternita dei piagnoni. Anche Scrooge l’aveva firmato, e il nome di Scrooge era di per se stesso una garanzia alla Borsa degli scambi, qualunque fosse la cosa a cui decidesse di mettere la mano. Il vecchio Marley era morto come il chiodo di una porta.

Badate bene, comunque: non è mia intenzione dichiarare di sapere che ci sia qualcosa di particolarmente morto nel chiodo di una porta. Sarei anzi propenso a definire il chiodo di una bara come il pezzo di metallo più defunto esistente sul mercato. Ma nella similitudine c’è la saggezza dei nostri antenati, e le mie empie mani non potranno cambiarla, né il Paese l’ha mai fatto. Permettetemi dunque di ripetere, un po’ enfaticamente, che Marley era morto come il chiodo di una porta.

Scrooge era al corrente della morte di Marley? Naturale. Come poteva essere altrimenti? I due erano soci da non so quanti anni. Scrooge era il solo esecutore testamentario, amministratore, curatore, erede, il solo che ne piangesse la morte. Ma Scrooge non si lasciò abbattere dal triste avvenimento al punto di non poter continuare ad essere un eccellente uomo d’affari anche nel giorno stesso del funerale, che solennizzò con un ottimo contratto.

L’accenno al funerale di Marley mi riporta al punto di partenza. Nessun dubbio, quindi, che Marley fosse morto. Questo deve essere chiaramente compreso o nulla di straordinario ci sarebbe in quanto sto per raccontarvi.

Una grande storia sulla possibilità di cambiare il proprio destino. Una riflessione sull’equilibrio difficile fra il presente, il passato e il futuro. Una denuncia dello sfruttamento minorile e dell’analfabetismo. Ma soprattutto una favola, una delle più commoventi che siano mai state scritte. Protagonista è il vecchio e tirchio finanziere Ebenezer Scrooge che nella notte di Natale viene visitato da tre spettri. Lo indurranno a un cambiamento radicale, a una conversione che farà di lui uno dei più grandi personaggi letterari di tutti i tempi. Questo piccolo, amatissimo libro è un un’opera immortale, capace di mantenere inalterata nel tempo la fragranza della propria magia e del proprio spirito. Lo spirito del Natale, dell’infanzia, di ciò che è buono e rassicurante, ma anche prezioso abbastanza da volerlo proteggere a ogni costo.

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