Le raccolte scelte per quest’antologia sono successive al 1906, anno fondamentale nella vita, nella poetica e nell’opera di Rilke. Parigi, dove la sua accesissima sensibilità vide quasi esclusivamente “eserciti di malati, armate di moribondi, popoli di morti”, la rottura con lo scultore Rodin, un giudice o un avversario, piú che un maestro o un modello, e Cézanne, di cui in quel periodo fu allestita una grande mostra, gli ispirarono le Nuove Poesie, dove Rilke raggiunse la perfezione tecnica. Vi troviamo, infatti, molte fra le piú splendide poesie che egli abbia mai composto, convinto che una scrittura impeccabile fosse il solo strumento per aggrapparsi alla realtà e non lasciarsi trasportare dalle suggestioni dell’impressionismo. Le Duinesi, invece, con il loro stile alto e magniloquente, esprimono la grave crisi psicologica successiva al confronto con la filosofia esistenzialista di Kierkegaard. La poesia di Rilke da “francese” e impressionista si fa “tedesca”, virile e impetuosa, e si riconosce nella tradizione romantica del poeta-vate. Se le Duinesi furono definite dal loro autore “un uragano dello spirito”, i Sonetti a Orfeo gli parvero, invece, “un affluente di quel grande lavoro”.


Leggere questa raccolta di poesie della maturità di Rilke è stata una progressione verso qualcosa di sempre più bello e sempre più coinvolgente. Le prime tre raccolte (Nuove Poesie, Nuove Poesie – Seconda Parte e Le Elegie Duinesi) mi sono piaciute, ma davanti a I Sonetti a Orfeo mi è calata la bavetta dalla bocca.

Sì, suppongo che avreste anche fatto a di meno di questa brutta immagine, ma rende bene la beatitudine che provocano quelle poesie: se ci aggiungete che sono state scritte in seguito alla morte di Wera Ouckama Knoop, ragazza diciannovenne morta di leucemia e figlia di un’amica, penso che siano uno dei più bei monumenti funebri mai eretti per qualcuno.

Nel commento alle poesie, è presente parte della risposta del poeta alla madre di Wera, Gertrud, e già quella è degna di nota – così umana, così comprensiva. Ne sono rimasta molto colpita, tanto più che dalle sue parole, e dalla sua poesia, traspare anche la grande gioia di fare e aver fatto parte del mondo, di aver vissuto e di far parte del Tutto – e di continuare a farne parte anche dopo la morte. Non so davvero cos’altro dire: nelle poesie di Rilke c’è così tanto amore per la vita e per il mondo da rendere bella anche la morte.

Per concludere, vorrei fare un plauso a Einaudi per quest’ottima edizione, senza note, ma con un commento in calce davvero esaustivo e soddisfacente, nonché indispensabile per comprendere bene la poetica di Rilke. Ne consiglierei la lettura agli appassionati di poesia (imprescindibile!), ma non a chi non ama le poesie criptiche o i versi in generale.

4 stars smaller

Annunci