“La fede religiosa è inestirpabile, appunto perché siamo creature ancora in evoluzione. Non si estinguerà mai, o almeno non si estinguerà finché non vinceremo la paura della morte, del buio, dell’ignoranza e degli altri”. Questa la tesi da cui parte “Dio non è grande”. Muovendosi tra l’analisi dei testi di fondazione delle grandi religioni (Bibbia e Corano sopra tutti) e la riflessione sull’attualità politica e sullo scontro di civiltà in atto, Hitchens costruisce un implacabile atto di accusa contro le follie cui l’uomo si abbandona nel nome di una fede: oscurantismo, superstizione, intolleranza, senso di colpa, terrore verso la sessualità, anti-secolarismo. Contro questi non-valori, e memore della grande tradizione laica anglosassone, Hitchens reclama un ritorno alle idee dell’illuminismo, intessendo un elogio arguto e a tratti commovente della ragione umana. Un saggio che senza mai rinunciare alle armi dell’ironia e del paradosso, costringe faziosamente il lettore a schierarsi.


Sto scrivendo la recensione di Dio non è grande: ecco, magari ora che l’ho messo nero su bianco mi verrà qualche brillante idea per dare un senso al casino che ho nella testa.

Il fatto è che sono contemporaneamente d’accordo e in disaccordo con Hitchens: bello, vero? Sì, facilita alla grande la stesura di una recensione che abbia una qualche parvenza di senso. D’altra parte, è difficile non essere d’accordo con lui quando si incazza con le istituzioni e i gruppi religiosi per aver contribuito alla diffusione dell’epidemia di AIDS da HIV in Africa o per aver impedito l’eradicazione della poliomielite tramite la vaccinazione.

È altrettanto difficile non condividere le sue considerazioni sui cosiddetti miracoli, che ho sentito tante volte lasciare indifferenti (e a volte anche un po’ schifat*) tant* credenti. D’altro canto, se hai la fede, che diamine di motivo dovresti avere di cercare delle prove? Si chiama fede proprio perché è senza prove ed è irrazionale: è inutile scomodare la ragione e poi lamentarsi se questa se la ride dei tentativi di dimostrare inconfutabilmente l’esistenza di un dio.

Cosa è andato storto con questa lettura, quindi? Io non penso che estirpare la religione ci darà automaticamente un mondo migliore. Sì, le religioni ancora oggi si macchiano di orrendi crimini in nome dei loro stupidi principi o dei presunti dettami delle loro divinità, ma io non riesco a ignorare tutt* quei/quelle credenti che cercano nel loro piccolo di cambiare le cose. Trovo scellerato e profondamente ingiusto che un* fedele cattolic* debba vedersi rappresentat* nei dibattiti televisivi da un triste figuro come Adinolfi – o almeno dopo non lamentatevi dello svuotamento delle chiese.

Il problema, secondo me, è questa assurda volontà di mettere la fede davanti a tutto. Non dubito del fatto che sia un’importante componente della vita di una persona, ma non dovrebbe mai essere anteposta alla ragione e all’empatia. La fede (qualunque fede), lasciata lassù in cima, da sola, finisce per accecare le persone e far fare loro cose terribili, nel tentativo di adattare il mondo alla loro visione monodimensionale.

Quindi, meno fede e più cuore e cervello per tutt*, grazie: siamo parecchi* su questa pallina con più acqua che terre emerse e ci sono già così tante sofferenze (malattie, catastrofi naturali…) indipendenti dal nostro operato che sarebbe davvero il caso di limitare i nostri contributi al numero delle morti ingiuste.

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