Buon mercoledì, prodi seguaci! ^^

Come sapranno ormai anche i sassi, la caccia alla vera identità di Elena Ferrante ha raggiunto nuove vette e tutt* ne stanno parlando: hanno fatto bene, hanno fatto male, e giù fiumi di parole sulla vicenda.

Direte: devi sfracassarci i maroni anche te?

Ebbene sì, sarà che stamattina mi sono svegliata fastidiosa (e le millemila punture di zanzara che mi sto beccando in questi giorni, manco fosse agosto, fanno probabilmente la loro parte).

Ora, al di là del fatto che me ne freghi qualcosa o meno di sapere chi sia davvero Elena Ferrante (inciso: qui potrebbe scapparci qualcosa di profondo, tipo Ma chi è che conosce davvero qualcuno? Sì, lo so, ma ve l’ho detto che mi sono svegliata fastidiosa, no?), la domanda che mi sono fatta è: perché si stanno tutt* giustificando?

Insomma, ci sono i/le favorevoli che sventolano la bandiera del giornalismo, i/le contrari* che strepitano sulla privacy: chi ha ragione, chi ha torto? Boh.

Siccome mi pare che tutt* abbiano le loro buone ragioni, la soluzione migliore per me sarebbe stata lasciare la decisione nelle mani di Elena Ferrante. È così che si fa quando tutt* hanno ragione e nessun@ ha torno, no? Si lascia decidere il singolo individuo interessato.

Elena Ferrante ha deciso di scrivere dei romanzi, di non farci sapere il suo vero nome, di rilasciare delle interviste e di lasciare che la sua casa editrice cavalcasse la curiosità sulla sua persona: se per lei questo andava bene, avremmo dovuto farcelo andare bene anche noi, visto che stiamo parlando di una scrittrice e non di una pericolosa criminale che deve essere assicurata alla giustizia…

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