Buon lunedì, prodi seguaci!

Sto ancora leggendo la raccolta di poesie di Rilke e, visto che mi sta piacendo, vi propinerò un’altra poesia, tratta da Nuove Poesie – Seconda Parte e incentrata sulle vicende di Antinoo, l’amante dell’imperatore Adriano.

Lamento per Antinoo

Nessuno di voi lo comprese, il mio fanciullo bitinio

(sì che affrontaste il fiume per toglierlo alle acque…)

Certo, io lo viziai. Pure, noi tutti non facemmo

che gravarlo di pesi e attristarlo per sempre.

 

Chi è capace di amare? Chi ne sa l’arte? – Nessuno ancora.

Così, ho causato un male irreparabile.

Ora sul Nilo è uno degli dei nutritori,

e non so bene quale, e non posso raggiungerlo.

 

E voi folli lo avete anche innalzato alle stelle

perch’io torni ogni volta a domandarvi: è di lui che parlate?

Perché mai non è un semplice morto; come vorrebbe essere.

E forse nessun male gli sarebbe accaduto.

Le raccolte scelte per quest’antologia sono successive al 1906, anno fondamentale nella vita, nella poetica e nell’opera di Rilke. Parigi, dove la sua accesissima sensibilità vide quasi esclusivamente “eserciti di malati, armate di moribondi, popoli di morti”, la rottura con lo scultore Rodin, un giudice o un avversario, piú che un maestro o un modello, e Cézanne, di cui in quel periodo fu allestita una grande mostra, gli ispirarono le Nuove Poesie, dove Rilke raggiunse la perfezione tecnica. Vi troviamo, infatti, molte fra le piú splendide poesie che egli abbia mai composto, convinto che una scrittura impeccabile fosse il solo strumento per aggrapparsi alla realtà e non lasciarsi trasportare dalle suggestioni dell’impressionismo. Le Duinesi, invece, con il loro stile alto e magniloquente, esprimono la grave crisi psicologica successiva al confronto con la filosofia esistenzialista di Kierkegaard. La poesia di Rilke da “francese” e impressionista si fa “tedesca”, virile e impetuosa, e si riconosce nella tradizione romantica del poeta-vate. Se le Duinesi furono definite dal loro autore “un uragano dello spirito”, i Sonetti a Orfeo gli parvero, invece, “un affluente di quel grande lavoro”.

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