{Mia traduzione dell’articolo How the Internet created the asexual movement di apparso su Fusion il 2/08/2016. Chiedo venia fin da ora per tutti i massacri linguistici compiuti}

Dieci anni fa, quando Bauer era una studentessa delle medie, si sentiva lasciata fuori mentre tutti i suoi amici diventavano preda della lussuria adolescenziale. Bauer non era una maniaca ossessionata dal sesso. Aveva delle cotte, ma non aveva mai sperimentato quell’attrazione sessuale. Un’amica le descriveva che voleva andare a letto con un ex che non amava più e Bauer era perplessa. Desiderare qualcuno solo per il sesso non aveva senso. Non lo capiva.

Un amico le suggerì che poteva essere asessuale.

«Ero tipo, “Non sono una pianta!”» dice Bauer, che ora ha 27 anni e preferisce usare solo il suo nome in quest’articolo. «Avevo sentito la parola “asessuale” solo in biologia».

Per anni, le persone le hanno detto che non aveva ancora incontrato la persona giusta, e pensava sembrasse una spiegazione ragionevole. Ma poi ha cercato il termine “asessuale” su Google. Il primo risultato rilevante era un sito chiamato AVEN – “The Asexuality Visibility and Education Network”. La pagina la salutò con una definizione che sembrava descrivere chi era.

«A differenza del celibato, che è una scelta, l’asessualità è un orientamento sessuale», lesse. «Le persone asessuali hanno gli stessi bisogni emotivi e la stessa capacità di formare relazioni intime di chiunque altro».

Il sito fu lanciato nel 2001, e aveva approssimativamente 10.000 membri. Questo la portò a iscriversi in un sito di incontri per asessuali, ma scoprì solo un’altra persona nell’intero stato del Connecticut. «Ero davvero preoccupata che sarei stata sola per sempre», mi ha detto. Decise di andare alla NYU per il college, pensando che la comunità asessuale sarebbe stata più grande lì. Non lo era.

«Internet era il solo luogo dove potevi trovare una comunità», dice.

La comunità sembrava piccola a Bauer, ma era là. Non era sola. Aveva qualcosa in comune con almeno 10.000 altre persone sul web.


Se vi è un unico grande successo di Internet, è il trionfo nel connettere persone isolate in luoghi lontani con la stessa mentalità. Oggi l’idea che ci sia una comunità online per ogni strana sottocultura è uno stanco cliché. Ma mentre Internet ha dato forza e numeri alla comunità gay, alla comunità trans e alle comunità di persone con feticismi come il BDSM, l’asessualità è unica nel fatto che non esisteva davvero finché non è arrivato Internet.

Nel 2001, quando il fondatore di AVEN David Jay era una matricola alla Wesleyan University nel Connecticut, non c’era ancora una gran comunità della quale parlare. Cercò la parola “asessuale” – una parola che era giunto a usare per descrivere se stesso quando era adolescente – e le ricerche lo portarono a pagine e pagine di materiale sulla biologia delle piante.

«Non avevo mai parlato a un’altra persona asessuale e volevo davvero, davvero farlo. Cercavo dappertutto prove che ci fosse qualcun altro come me, e non riuscivo a trovare niente», mi ha detto Jay. «Non pensavo di essere solo, ma non lo sapevo.»

Per la pausa invernale, Jay fece visita a un amico alla Stanford University, che gli suggerì di espandere le sue ricerche con una nuova cosa chiamata Google. Trovò un solo risultato, un articolo di un blog di qualcuno che parlava di essere asessuale.

«Era incredibilmente emozionante», ricorda Jay. «Mi ero tenuto tutta quest’incertezza sul fatto che mi fosse permesso di essere ciò che sentivo di essere».

Jay imparò un po’ di HTML base e nel marzo del 2001 lanciò un sito sulla pagina dell’università per cercare e trovare altri come lui. Lo chiamò Human Asexual Visibility and Education Network, o HAVEN. (Lasciò cadere la “H” più tardi). La prima versione era poco più della definizione di asessualità e di una richiesta a coloro che si identificavano come asessuale di contattarlo. Le email iniziarono a piovere.

«Mentre iniziavo a entrare con contatto con più persone», ma ha detto Jay, «c’era questa sensazione che stavano trovando la comunità per la prima volta».

C’erano pochi altri luoghi dove un piccolo numero di persone asessuali aveva iniziato a riunirsi online, sebbene nessuno sembrava avere la stessa portata di AVEN. La prima comunità asessuale su Internet, secondo il sociolinguista dell’Università dell’Illinois Andrew Hinderliter, era la sezione commenti di un articolo intitolato “My life as an amoeba” pubblicato da StarNet Dispatches nel 1997. Allora all’inizio del 2001, un piccolo gruppo di posta elettronica di Yahoo chiamato Haven for the Human Amoeba iniziò a scambiarsi messaggi. Jay alla fine si unì al gruppo su Yahoo, e questo lo ispirò per rendere AVEN ancora più grande.

Nel marzo 2002, comprò il dominio Asexuality.org, e aggiunse un forum dove le persone potevano incontrarsi e condividere le loro storie riguardo a come aveva scoperto di essere asessuali. Come Jay, la maggior parte di loro non aveva mai incontrato un’altra persona asessuale prima.

«Nello stesso modo in cui io ho inventato questa parola, ci sono migliaia e migliaia di altre persone che hanno fatto la stessa cosa», dice Jay. «Hanno indipendentemente preso la parola asessuale dal nulla per descrivere se stessi, l’hanno digitata su Google e allora hanno trovato la nostra comunità. I nostri primi 2.000 membri sono arrivati così».

Non è che la storia non abbia mai ammesso l’esistenza dell’asessualità prima. Nella metà del XX secolo, quando Alfred Kinsey sviluppò la scala Kinsey classificando gli individui da 0 a 6 in base al loro orientamento sessuale da eterosessuale a omosessuale, incluse un’altra categoria, “X”, per gli individui con “nessun contatto o reazione socio-sessuale”.

Ma nonostante questo, l’asessualità è rimasta in gran parte non studiata e assente dalle conversazioni sulla sessualità nella cultura popolare o altrove. Quando AVEN fu lanciato, ha riempito un vuoto.

«Ha permesso alle persone di avere una risorsa amichevole e ha dato un vero volto (anche se virtuale) alle persone asessuali», dice Anthony Bogaert, un ricercatore della Brock University del Canada e autore di Understanding Asexuality. «AVEN è stato molto importante nel forgiare l’identità asessuale».

Nel 2004, Bogaert pubblicò un saggio ampiamente diffuso nel Journal of Sex Research, che posizionava il numero degli asessuali nel Regno Unito a poco più dell’un percento. Il The New Scientist ha seguito lo studio con un servizio speciale, dichiarando che «l’asessualità è davvero una forma di orientamento sessuale». Storie sul The New York Times e sul New York Magazine lo hanno presto seguito. Jay, appena uscito dal college, stava facendo il giro di tutti i media dovunque da The View, a MTV, a France 24. Anche il critico di moda Tim Gunn ha fatto coming out come asessuale.

Con quest’incremento di attenzione, la definizione di asessualità è stata raffinata e espansa fino a comprendere anche uno spettro di preferenze romantiche e sessuali. Coloro che sono aromantici non provano attrazione romantica, oltre a non sentire nessuna attrazione sessuale. Le persone panromantiche provano attrazione romantica per tutti i generi, ma nessuna attrazione sessuale. Le persone che si identificano come demiromantiche o demisessuali cadono da qualche parte in mezzo alla scala dei grigi. Molte persone asessuali si riferiscono semplicemente a se stesse come “Ace” [=“Assi”], un’abbreviazione pop e amichevole della parola asessuale.

«Ci sono molte persone che cercando di definire bene chi è e chi non è asessuale», dice Jay. «Ma mi piace pensare agli asessuali come a uno strumento piuttosto che a un’etichetta. Se ti è utile, usala. Se non ti è più utile, puoi metterla via».

Da quando Jay ha creato un sito chiedendo se ci fosse qualcun altro la fuori, la comunità asessuale è esplosa, online e non. Ci sono siti di incontri asessuali e gruppi Meetup, la settimana di Asexual Awareness e una bandiera asessuale. È un campo di ricerca in crescita. C’è anche una casella che puoi spuntare per descrivere la tua sessualità su OkCupid.

La funzione primaria della comunità online, comunque, è ancora quella di rispondere all’appello di coloro che spediscono domande nel vuoto di Internet. Su Tumblr e Twitter ci sono vasti network che esistono, essenzialmente, per rispondere alle domande riguardo all’asessualità e rassicurare chi è in cerca della propria identità che no, non è così strano. Luoghi come la pagina su Tumblr e il canale YouTube Aces Wild offrono consigli e supporto, con video che affrontano le basi come «le differenze tra eccitazione, libido, attrazione e desiderio» e rispondono a domande come: «Se non mi eccito quando vedo persone nude o non ci penso davvero molto, questo fa di me un asessuale?»

Su Twitter, gli utenti di riuniscono sotto l’hashtag #asexual.

Internet, certamente, non ha creato l’asessualità, ma in un certo senso gli ha dato un nome e un volto.

Vari accademici hanno varie teorie riguardo al perché ci sia voluto così tanto perché l’identità asessuale si fondesse: forse non c’era un termine sufficientemente unificante o un oppressore ha costretto le persone asessuali a cercare forza nei numeri.

In qualunque modo la si giri, la storia della comunità asessuale è la storia della potenza del web nel ridefinire radicalmente non solo il mondo, ma anche noi stessi. Non vi è alcuna corrente principale negli angoli di Internet. Ci sono solo infinite crepe e fessure che aspettano di essere riempite da una nuova nicchia.

Quindici anni fa, un ragazzo del college inserì una parola nella barra di ricerca di Google. Oggi quella parola è un’identità che abbraccia migliaia di persone.

Bauer e Jaysen, due membri della comunità ACE di New York City

Lo scorso anno, quando la diciannovenne Jaysen ha iniziato da matricola la NYU, c’erano non solo un Ace club in città, ma anche uno nel campus. Jaysen si è imbattuta nel termine asessuale a sedici anni, dopo aver iniziato a seguire qualcuno su Tumblr che si identificava come asessuale. Una ricerca su Google ha rivelato una serie di risorse, e una risposta per descrivere un’identità per la quale non possono mai trovare abbastanza parole.

«C’è quest’idea che al college gli studenti debbano essere sessualmente attivi e sperimentare l’esplorazione sessuale, così è importante trovare altre persone come te», mi ha detto Jaysen. «Se non fosse stato per Internet, non avrei mai trovato la parola per questi sentimenti. Ad alcune persone non piacciono le etichette, ma per quanto mi riguarda mi fanno sentire me stessa».

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