Fervono i preparativi per la festa di primavera, nella regione dei Fiumi Gemelli, e il giovane Rand al’Thor è ansioso di lasciarsi alle spalle un anno difficile, pieno di cattivi presagi. Alcuni stranieri si aggirano per il villaggio di Emond’s Field, e non si parla d’altro: un’elegante dama accompagnata da un gelido cavaliere, misteriose figure a cavallo che spariscono nel nulla, un menestrello desideroso di cantare epiche gesta. Sono giunte notizie di una guerra in remote contrade e dell’ascesa di un falso Drago, la cui venuta, temuta e annunciata, porterà una nuova Frattura nel mondo. E il Male si addensa: creature malvagie e leggendarie, i bestiali Trolloc assetati di sangue, si sono scatenate nella caccia a un ragazzo che il Tenebroso sembra temere, e che vuole in ogni modo asservire… Nulla sarà piú come prima, nel Disegno delle Epoche tessuto dalla Ruota del Tempo: un mondo inquieto e sgomento si appresta a essere di nuovo preda dell’Ombra.


Prima di scrivere questa recensione, ho preso un respiro profondo perché sono consapevole del fatto che scontenterà gran parte dei/delle fan del genere fantastico, ma a me L’occhio del mondo, il primo volume della monumentale saga di Robert Jordan, è parso per lo più una gran palla e sto ancora cercando di capire perché tutt* lo consiglino. Migliorerà nei prossimi volumi?

Se fosse uscito oggi, probabilmente staremmo a dire che è una specie di fanfiction de Il Signore degli Anelli. Sì, sono fissata con Tolkien e se come me ricordate parecchi passaggi a memoria sappiate che ve li ritroverete pari pari anche ne L’occhio del mondo. Credo che tutti i momenti che ho apprezzato di più siano stati in realtà opera di Tolkien e questo non ha contribuito ad aumentare la mia simpatia nei confronti di Jordan.

Quando leggo un fantasy classico, infatti, sono consapevole di avere un’altissima probabilità di ritrovarmi con elementi di tolkieniana memoria (e sono davvero in grado di apprezzarli), ma mi piacerebbe anche veder emergere lo stile personale dell’autore, che qui secondo me manca. Ne L’occhio del mondo non ho trovato altro che una storia, intesa nella sua accezione più semplice, cioè una serie di eventi che cercano di reggere la baracca per settecento pagine.

Settecento. Pagine.

Parliamone.

Credo che avrei retto meglio la vacuità di Jordan per un numero più ragionevole di pagine. Sono una lettrice tenace e coriacea, ma sono comunque un essere umano dotato di un quantitativo di pazienza limitato: non puoi pretendere che mi interessi a una storia che rimane sempre allo stesso punto per pagine, pagine, pagine e ancora pagine. Alla fine non c’è nemmeno una vera e propria evoluzione dei personaggi: Rand ha le stesse paranoie di quando è partito, Mat è sempre il solito scemo, Perrin è sempre il solito tipo solido e via dicendo. Capisco che Jordan aveva bisogno di materiale per quattordici volumi, ma io non sono una fan della roba prolissa – e se vuoi scriverne, vedi di avere un buon motivo, maledizione.

Ho messo comunque il secondo nella LdLdL. Masochismo? È possibile, ma non vorrei perdermi qualcosa di bello qualora ci voglia un po’ di fatica a raggiungerlo… (quindi car* fan, spero che il vostro amore per Jordan si basi su solide fondamenta… mi seccherebbe leggere altre settecento pagine insipide…).

2 stars smaller

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