Buon lunedì, prodi seguaci.

La scorsa settimana vi ho abbandonat*: il fatto è che sono stati sette giorni di merda di in un’estate di merda iscritta in un periodo di merda. Ecco. Ho iniziato almeno un post al giorno senza andare oltre le prime righe: così, per non raffazzonare sciocchezze, ho preferito tacere.

Oggi, però, vi lascio ben cinque citazioni, tutte tratte dal medesimo libro (Laici: l’imbroglio italiano di Massimo Teodori), che a sua volta menziona opere e discorsi di molte altre persone.

Checché se ne dica, per me è di laicità (e di quella insana, stando almeno ai fondamentalisti) che abbiamo bisogno in questo momento.

Ma se il relativismo è la bestia nera della teologia, non lo è altrettanto per lo spirito culturale e politico di matrice laica. Giulio Giorello ha dedicato qualche bella pagina all’aspetto filosofico della polemica: «Il contrario del relativismo è l’assolutismo […]. La questione non riguarda tanto l’abusata contrapposizione tra “fides” e “ratio”, quanto quella tra fallibilismo e infallibilismo, tra una verità che non pretende neanche di salvare se stessa e una verità che promette la salvezza a chiunque vi si sottometta, tra una ragione che misura la propria gratuità e finitezza senza avere nostalgia di di un fondamento e una ragione che nell’imposizione del del fondamento trova il proprio sostegno e la propria giustificazione».

Di nessuna chiesa. La libertà del laico, Giulio Giorello

Finché l’autorità lascerà la religione perfettamente indipendente, nessuno avrà interesse ad attaccare la religione, e a nessuno ne verrà neppure l’idea; ma se l’autorità pretende di difenderla, se vuole soprattutto farsene un’alleata, l’indipendenza intellettuale non tarderà ad attaccarla. In qualsiasi modo un governo intervenga in materia religiosa, fa del male.

Benjamin Constant, 1820

Una delle ragioni principali per cui mi pare utile un rinnovato approfondimento del principio del laicismo è proprio quella di ripetere a tutti gli amici cattolici anche ciò che così spesso essi dimenticano.  Noi parliamo anche per loro, noi difendiamo anche loro. Non difendiamo soltanto i fedeli di una certa visione delle cose, ma bensì i fedeli di ogni possibile visione delle cose. […] E questo mette in chiaro, anzitutto, che quanto veramente ci preme, in tale nostra difesa, non è lo Stato piuttosto che la Chiesa, né la Chiesa piuttosto che lo Stato, bensì una certa libertà tanto dei fedeli dell’una quanto dei cittadini dell’altro. Se tale libertà è minacciata, se la prepotenza di alcuni invade indebitamente la sfera di autonomia di altri, noi sentiamo il dovere di difendere quella minacciata libertà, a chiunque essa appartenga, laico o ecclesiastico che egli sia.

A trent’anni dal Concordato, Guido Calogero

Che cosa è il laicismo? Nel lodevole proposito di gettare un ponte ai liberali i gesuiti della «Civiltà cattolica» ce ne offrono una loro interpretazione. […] Va bene allora la formula classica del liberalismo “libera Chiesa in libero Stato”? No davvero. L’errore è in quell'”in” che inserisce arbitrariamente la Chiesa nella compagine dello Stato secondo la concezione agnostica e illuministica che prese corpo nel nuovo diritto creato dalla Rivoluzione francese. «La Chiesa non è nello Stato perché lo trascende in estensione e a causa della sua natura cattolica, e in dignità, fini preminenti, e origini, a causa della sua essenza soprannaturale […]. Lo Stato e la vita politica non hanno se non una relazione di subordinazione al sacro e trascendente».

Ne consegue che lo Stato non può affermare alcun diritto sovrano sulla Chiesa mentre questa può sempre infirmare la sua autonomia ogni volta che venga a interferire su quelle norme morali e quei diritti «che alla società religiosa competono in modo originario in virtù della sua costituzione divina». E nei casi dubbi, che è che decide se quel settore appartiene alla sfera del temporale o a quello dello spirituale? La Chiesa, naturalmente; l’unica depositaria del Verbo.

Questa è l’unica interpretazione corretta che si può dare del laicismo, incalzano i gesuiti. Se è quella che i liberali intendono quando parlano di Stato laico non abbiamo nulla da obiettare e possiamo affiancare le forze per la difesa dei comuni valori. In caso contrario la Chiesa non potrà fare a meno di considerare i liberali come suoi nemici ed obbligare ogni cattolico a provvedere sul piano politico, quale cittadino dello Stato che professa la religione promulgata da cristo, alla difesa dei valori divini, dal laicismo ancora una volta negati e minacciati di sovvertimento.

A noi, più modestamente, questa sembra soltanto una ennesima proposizione di quell’elegante ricatto tante volte lanciato ai laici dai cattolici in generale, dai gesuiti in particolare: “o sotto di noi o contro di noi”. La Chiesa lascia alla società civile la responsabilità di sbagliare nei settori che demanda alla sua competenza, riservandosi peraltro la possibilità di intervenire e comandare ogni volta che, a suo insindacabile giudizio, lo ritenga opportuno. può essere una interpretazione del laicismo. Ma resta da dare quella di confessionalismo.

Il silenzio dei potenti, in “il Mondo”, 2 febbraio 1952

Laico è per conseguenza colui che, di fronte alla realtà, e alle sue mille facce, innanzi tutto dubita, non sa a quale debba darsi la preferenza, non sa se ce ne sia una che le riassuma tutte e ne sveli il senso, e nemmeno sa se in quel che vede e viene via via sperimentando un senso vi sia. Laico sarebbe colui che, a differenza dell’uomo della certezza, della verità, della fede, non ha certezze di cui sia sul serio certo, non conosce verità che gli appaiono come verità, non ha fede. È l’uomo che nell’assumere questo atteggiamento e nel corroborarlo, di conseguenza, di idee e di concetti, non sa tuttavia se queste idee siano sul serio idee o illusioni, concetti e non sogni, e allora ecco che, dopo aver delineate le une e pensati i secondi, cerca in altre idee e in altri concetti quel che nei primi aveva cercato e non trovato. Cerca, e non trova, perché questo è il destino del suo laicismo: il non avere idee, concetti, fedi che resistano alla prova a cui, incessantemente, il dubbio sottopone le loro forme.

Considerazioni sul laicismo, Gennaro Sasso

È davvero in atto un’offensiva tradizionalista dai tratti clericali che impedisce in Italia l’adozione delle riforme civili dei moderni paesi occidentali? Massimo Teodori con l’occhio dello storico e la verve del polemista laico ripercorre le ultime tappe dell’antimodernismo antiliberale: fecondazione assistita, coppie di fatto, bioetica, aborto, terrorismo, radici cristiane, Stato e Chiesa. Ma la responsabilità di un ritorno a un fosco passato non è di papa Ratzinger e del cardinale Ruini che fanno aggressivamente il loro mestiere. È piuttosto di quei politici che abdicano alla loro autonomia e inseguono la Chiesa per ottenerne i favori.

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