La crisi ha centrifugato Clay Jannon fuori dalla sua vita di rampante web designer di San Francisco, e la sua innata curiosità, la sua abilità ad arrampicarsi come una scimmia su per le scale, nonché una fortuita coincidenza l’hanno fatto atterrare sulla soglia di una strana libreria, dove viene immediatamente assunto per il turno… di notte. Ma dopo pochi giorni di lavoro, Clay si rende conto che la libreria è assai più bizzarra di quanto non gli fosse sembrato all’inizio. I clienti sono pochi, ma tornano in continuazione e soprattutto non comprano mai nulla: si limitano a consultare e prendere in prestito antichi volumi collocati su scaffali quasi irraggiungibili. È evidente che il negozio è solo una copertura per qualche attività misteriosa… Clay si butta a capofitto nell’analisi degli strani comportamenti degli avventori e coinvolge in questa ricerca tutti i suoi amici più o meno nerd, più o meno di successo, fra cui una bellissima ragazza, geniaccio di Google… E quando alla fine si decide a confidarsi con il proprietario della libreria, il signor Penumbra, scoprirà che il mistero va ben oltre i confini angusti del negozio in cui lavora…
Fra secolari codici misteriosi, società segrete, pergamene antiche e motori di ricerca, con intelligenza, ritmo e umorismo, Robin Sloan ha cesellato un romanzo d’amore e d’avventura sui libri per i lettori del ventunesimo secolo.


Onestamente, Il segreto della libreria sempre aperta è talmente brutto che non riesco manco a prenderlo per il culo. Sono davvero desolata e mi chiedo cosa avessi in testa nel 2013 per aggiungere questo insieme rilegato di pagine alla mia LdLdL.

Dopo molto riflettere (si fa per dire), sono arrivata alla conclusione che ci siano due motivi possibili alla base dell’esistenza di questo romanzo. Il primo motivo è: Robin Sloan è un fan sfegatato di Kung Fu Panda e Il segreto della libreria sempre aperta è in realtà un modo contorto per rendergli omaggio. Se vi state chiedendo perché ho pensato proprio a Kung Fu Panda, è che ho una mente ancora più contorta (e comunque dovevo pensare a qualcosa per intrattenermi mentre leggevo o ci sarei collassata sopra).

Il secondo motivo è molto più prosaico: Robin Sloan ha pensato a come fare il botto minimizzando l’impegno e massimizzando le vendite (il ragazzo è laureato in Economia del resto). Quindi si è detto: scrivo una merda, ma se metto insieme una storia con qualche mistero alla Dan Brown e ci infilo la nuova “lotta” tra lettura su carta e lettura tecnologicamente assistita, strizzerò gli occhi a destra e a manca e un sacco di gente finirà fregata dalla mia assoluta incapacità piena di buoni sentimenti.

Direi che ha funzionato, visto che Corbaccio, che ha pubblicato questa roba, si vanta pure di esserselo aggiudicato a un’asta parecchio battagliata. Bah, spero che i soldi che ha preso dalla vendita di cotanta inutilità letteraria siano almeno serviti a pubblicare romanzi migliori…

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