Marjane, una bambina di Teheran e la sua famiglia assistono al crollo del regime dello Scià, al trionfo della rivoluzione islamica, e allo scoppio della guerra con l’Iraq: un accumularsi di vicende che trascinano quello che era un paese moderno in un regime fondamentalista. Situazioni tragiche, paradossali fino al comico, incredibilmente vere, si intrecciano con la crescita sentimentale di una ragazzina, un padre e una madre straordinari, e con uno sguardo politico che coglie la radice di cose grandi e piccole: dal conformismo calato come un chador su un intero popolo, a quello che si può nascondere di proibito sotto il proprio, personale velo.


Quando ho iniziato a leggere Persepolis, mi aspettavo di leggere una graphic novel incentrata su una critica scientifica al regime iraniano. Non che la Satrapi risparmi le critiche, ma Persepolis è più una raccolta degli effetti della stupidità morbosa degli integralisti sulla vita di una famiglia laica e progressista – e di tutte le persone che gravitano loro intorno.

Infatti, nella loro ansia di eradicare ogni comportamento o pensiero contrario alla morale, gli integralisti, pur torturando, assassinando, condannando a morte, finiscono per rendersi ridicoli. Come quando viene introdotto il foulard obbligatorio a scuola e le bambine hanno finito per farci di tutto perché non capivano la necessità di coprirsi la testa.

Questo è stato forse l’aspetto che ho apprezzato di più di Persepolis: la sistematica ridicolizzazione dell’estremismo e la ferrea volontà di resistere e ribellarsi come si può. Così Marjane se ne va alle feste proibite e ascolta musica occidentale, per poi mentire spudoratamente alle guardiane della rivoluzione sempre a caccia di donne che – a parer loro – avevano smarrito la retta via.

Mi verrebbe da consigliarne a lettura a quell* convint* che riaffermare i Valori (notare la “v” maiuscola, prego) con ogni mezzo, più o meno lecito, più o meno violento, sia la panacea per tutti i mali che affliggono la nostra società. Siete in alto mare, ragazz*: ritrovate la costa – e le persone che la abitano – prima di perdervi in quella tavola blu sempre uguale a se stessa.

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