Buon lunedì, prodi seguaci.

Non è stato un gran fine settimana quello appena trascorso: un integralista (non è ancora chiaro se religioso o meno) omofobo ha fatto strage di persone in un locale di Orlando. Ancora armi facili, ancora gente che si divertiva.

Così ho pensato di proporvi proprio questa citazione da Un anno sull’Altipiano di Emilio Lusso. La mancanza di razionalità ed empatia ha molti volti…

«Lo ha fatto fucilare?» gli chiese il generale.

«Signor no. Il soldato non ha fatto che quanto gli è stato ordinato. Egli non ha mai pensato, dicendo “Alt! Zaini a terra” di emettere un grido di stanchezza o di indisciplina. Egli ha solo voluto trasmettere un ordine ai suoi compagni. Gli esploratori hanno avuto, poc’anzi, un morto, e l’alt era necessario per dar loro il tempo di riconoscere il terreno.»

«Lo faccia fucilare egualmente,» rispose freddamente il generale. «Ci vuole un esempio!»

«Ma come posso io far fucilare il soldato, senza una procedura qualsiasi e senza che egli abbia commesso un reato?»

Il generale non aveva la stessa sua mentalità giuridica. Quelle argomentazioni legalitarie lo irritarono.

«Lo faccia passare subito per le armi,» gridò, «e non mi obblighi a far intervenire i miei carabinieri anche contro di lei.»

Il generale era seguito dai due carabinieri di sevizio del comando della divisione.

Il capitano capì che, in quelle condizioni, non gli rimaneva che trovare un espediente per salvare il soldato, la cui vita era così minacciata.

«Signor sì,» rispose deciso il capitano.

«Eseguisca l’ordine e mi riferisca prontamente.»

Il capitano raggiunse nuovamente la testa della sua compagnia che, ferma, aspettava ordini. Fece fare, da una squadra, una scarica di fucileria contro un tronco d’albero e ordinò che i portaferiti stendessero su una barella il corpo dell’esploratore morto. L’operazione finita, seguito dalla barella, si ripresentò dal generale. Gli altri soldati ignoravano il macabro stratagemma e guardavano l’uno l’altro, esterrefatti.

«Il soldato è stato fucilato,» disse il capitano.

Il generale vide la barella, s’irrigidì sull’attenti e salutò fieramente. Egli era commosso.

«Salutiamo i martiri della patria! In guerra, la disciplina è dolorosa, ma necessaria. Onoriamo i nostri morti!»

La barella passò tra i soldati allibiti.

Scritto nel 1936, apparso per la prima volta in Francia nel ’38 e poi da Einaudi nel 1945, questo libro è ancora oggi una delle maggiori opere che la nostra letteratura possegga sulla Grande Guerra.
L’Altipiano è quello di Asiago, l’anno dal giugno 1916 al luglio 1917. Un anno di continui assalti a trincee inespugnabili, di battaglie assurde volute da comandanti imbevuti di retorica patriottica e di vanità, di episodi spesso tragici e talvolta grotteschi, attraverso i quali la guerra viene rivelata nella sua dura realtà di «ozio e sangue», di «fango e cognac».
Con uno stile asciutto e a tratti ironico Lussu mette in scena una spietata requisitoria contro l’orrore della guerra senza toni polemici, descrivendo con forza e autenticità i sentimenti dei soldati, i loro drammi, gli errori e le disumanità che avrebbero portato alla disfatta di Caporetto.

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