Il bosco di Ryhope, presso cui vive la famiglia Huxley, è un luogo magico, privo di confini spaziali e temporali; è la patria dei Mitago, incredibili esseri capaci di morire e risorgere, le cui origini si perdono nei tempi dell’alba dell’uomo; ed è la dimora di Guiwenneth, la bellissima custode di un mondo immortale. La presenza di queste creature ossessiona da decenni l’anziano George, profondo conoscitore di miti celtici. Quando l’uomo viene ucciso da una strana freccia il mistero del bosco viene ereditato dai suoi due figli. E l’incubo comincia.


Recuperai questo romanzo a una bancarella al mare: credo sia più o meno misconosciuto in Italia, uno di quei fantasy che hanno attraversato il mercato nostrano senza grande rumore e hanno lasciato una serie interrotta in più. Credo, infatti, che la Mondadori si sia arresa dopo il secondo… Peccato, tutto sommato non mi dispiaceva affatto.

Diciamo che La foresta dei Mitago ha due pecche: una fastidiosa, l’altra probabilmente contingente. La pecca fastidiosa è quella della protagonista femminile, Guiwenneth, che è così finta da non risultare credibile ed è lungi dal suscitare la simpatia del/della lettore/trice. Sono incerta sul fatto che dipenda dalla scarsa maestria di Holdstock nel tratteggiare un personaggio femminile o se fosse funzionale all’intera saga, ma comunque non mi è sembrata una scelta felice.

La pecca probabilmente contingente, invece, è quella dell’insufficiente focus sui Mitago, creature archetipiche create dalla mente umana e capaci di prendere forma fisica in alcuni boschi selvatici, come quello di Ryhope, dove è ambientato il romanzo. Holdstock spiega bene come si formano lungo tutto il corso del romanzo, ma allo stesso tempo i protagonisti hanno così poche interazioni con loro! Un po’ perché Holdstock ha pensato di creare una barriera linguistica difficilmente sormontabile, un po’ perché la narrazione finisce per focalizzarsi sulle difficoltà dei protagonisti.

Il che, per carità, non è un male in sé, ma sono frustrata dal fatto che Holdstock abbia avuto un’idea così interessante per poi lasciarla languire così: mi ha lasciato una maledetta curiosità di saperne di più sui Jaguth, tanto per dirne una! Il problema, però, potrebbe essere solo una SiPriLi: purtroppo non mi ricordo un tubo del secondo – sì, ho anche il secondo – per poter dire alcunché al riguardo. Vorrei rileggerlo: non appena mi ricorderò dove l’ho messo, provvederò…

Comunque, a parte queste piccole pecche, La foresta dei Mitago scorre che è una meraviglia: Holdstock è bravo a incuriosire il/la lettore/trice e a spingerl* avanti verso la conclusione della caccia. E a proposito di conclusioni… Il finale è abbastanza “oscuro”: nel senso che è compiuto, ma immagino che ne risentiremo parlare nei libri successivi della serie. Mannaggia a te, Holdstock, e mannaggia alla Mondadori…

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