Buon lunedì, prodi seguaci! ^^

Questo fine settimana ho iniziato Racconti africani di Doris Lessing e mi sta davvero facendo riflettere molto sul razzismo e su tutte le brutte cose che gli girano intorno.

E mentre cercava di raffigurarsi la scena, con gli indigeni che urlando rincorrevano e lapidavano l’antilope, e l’animale azzoppato che cercava di fuggire, un’altra immagine gli attraversò la mente.  Rivide se stesso, in una di quelle luminose, inebrianti mattine, puntare eccitato il fucile contro un’antilope appena intravista, e dopo lo sparo, abbassato il fucile, chiedersi se fosse riuscito a colpirla; e dirsi alla fine che s’era fatto tardi, e aveva voglia di far colazione, e non valeva la pena di inseguire per miglia e miglia un animale che con ogni probabilità sarebbe comunque riuscito a sfuggirgli.

Per qualche istante tentò di sottrarsi a quel confronto con se stesso. Chinò il capo e sferrò dei calci dispettosi alla carcassa dell’animale: era di nuovo un ragazzino che si rifiutava di accettare le proprie responsabilità.

Lo sfondo a questi undici racconti, certamente tra i più suggestivi che siano mai stati scritti sull’Africa, è il grandioso e lussureggiante paesaggio della Rhodesia, l’attuale Zimbabwe, dove Doris Lessing trascorse l’infanzia e l’adolescenza quando questa regione faceva parte dell’impero britannico. Le vicende si svolgono in anni in cui la questione razziale, non ancora esplosiva, incomincia ad affacciarsi alla coscienza dei figli e dei nipoti dei primi coloni inglesi: emblematico è il racconto intitolato Il vecchio Capo Mshlanga, in cui una ragazza inglese nata e cresciuta sotto “l’antico sole africano” si rende conto, a poco a poco, dell’infondatezza dei pregiudizi dei bianchi e scopre l’insopportabile solitudine alla quale ella stessa è condannata dalla barriera razziale. Vi sono racconti in cui è centrale il dramma dei neri, defraudati dalle terre e costretti ad assistere impotenti alla disgregazione del loro mondo tribale e ve ne sono altri in cui è messa a fuoco l’insicurezza serpeggiante tra i bianchi, soffocati dalla meschinità di un ambiente sociale ghettizzante e conformista. In questa splendida raccolta, che evoca magistralmente i sintomi di una crisi di coscienza di portata storica, Doris Lessing ha saputo delineare un dramma che, infine, assume un valore universale: “L’Africa ti insegna che l’uomo è una piccola creatura, in mezzo a tante creature, in un grande panorama.”

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