Buon lunedì, prodi seguaci!

Questo fine settimana sono stata pervasa da un delirio legens e ho letto parecchio, complice anche la connessione Internet che va e viene in questi giorni e mi fa fare ben poco online. Quindi preparatevi a una lunga citazione da I fiori blu di Raymond Queneau che sono molto contenta di aver rispolverato (grazie Wanderlust Reading Challenge!). 🙂

«Che fortuna averla incontrato. Dato che per il matrimonio di Lamelia non avevamo fatto un po’ di festa, s’era pensato di farci su un bel pranzetto. E vorremmo che fosse anche lei della partita, dato che è anche lei da queste parti.»

«E chi è che paga?»

«Ognuno paga il suo.»

«Però: ci avete la prospèriti. Non scegliete mica dei posti pidocchiosi. E il dipendente trasporti pubblici se li può permettere pure lui, questi lussi?»

«Bah, noi l’abbiamo avvertito. Del resto, non ci si sposa mica tutti i giorni.»

«Ma non s’è sposato mica quest’oggi. Saranno già otto giorni, no?»

«Non è mai troppo tardi per far bene»

«Che idea, però, ‘sto pranzo. Cosa siete andati a pensare.»

«Allora, viene?» disse Lucillo con impazienza. «Ci aspettano.»

«A me, no,» disse Cidrolin. «A me non m’aspettava nessuno.»

«Su, su, non la prenda su questo tono…»

«E poi non ho riservato il tavolo.»

«L’abbiamo riservato noi.»

«Non è vero,» disse Cidrolin, «sono andato adesso a chiedere, e per me non c’era posto.»

«Era là che voleva pranzare?»

«E perché no?» chiese Cidrolin.

I due generi tacquero.

«Avevo voglia di farmi un bel pranzetto,» disse Cidrolin. «Sarà per un’altra volta.»

Un personaggio, il Duca d’Auge, che attraversa l’intero evo moderno, ricomparendo nel romanzo ogni 175 anni; un altro, Cidrolin, che negli anni Sessanta del XX secolo vive nella più totale inattività su un barcone ancorato nei pressi di Parigi; e poi due cavalli parlanti, Sten e Stef, e campeggiatori che si esprimono invece in una lingua inesistente, e alchimisti, e abati che studiano graffiti preistorici… Alla sua quinta comparsa, il Duca s’imbatte proprio in Cidrolin, e lo strano sodalizio che si crea fra i due li indurrà infine a salpare in una sorta di nuovo diluvio universale, alla fine del quale il barcone andrà ad arenarsi sulla cima di una torre.
Romanzo sul sogno, e fatto di sogni, I fiori blu spiazza continuamente il lettore con una fantasmagorica girandola di situazioni improbabili e irrelate, che trascorrono l’una nell’altra come in un grande caleidoscopio onirico, sostenute da una scrittura freschissima e scattante – perfettamente resa dalla splendida traduzione di Italo Calvino – che fa largo uso di giochi di parole.

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