Len Parker viene licenziato durante la recessione dei primi anni Ottanta e decide di tornare a casa per frequentare l’università nel Michigan rurale, dove riesce a riallacciare una vecchia amicizia delle scuole superiori con Ruby. felicissimo quando lei sposa Cliff Laughton, ma poco dopo viene travolto dal dolore quando la donna muore precocemente, lasciando il marito e un figlio di due anni.
Ancora senza impiego, Len trova lavoro alla tenuta di Cliff Laughton, in quel momento del tutto trascurata. Cliff ancora in lutto per la morte della moglie, in difficoltà nel far crescere il figlio, e non riesce a trovare l’energia e l’entusiasmo per lavorare. Len inizia immediatamente a sistemare la tenuta, inclusi i due Laughton. Lavorando sempre insieme, Len e Cliff si avvicinano sempre pi, ma amare un altro uomo richiede coraggio. Dovranno affrontare insieme il mercato in declino, la minaccia di siccità, una famiglia sconsiderata, e i pregiudizi del Midwest, per proteggere quello che potrebbe trasformarsi in un amore lungo una vita.


Questo romanzo è ambientato negli anni Ottanta. Sì, lo so che è scritto nella trama, ma io non avevo recepito l’informazione e durate la lettura continuavo a chiedermi in che anni fosse ambientato finché un personaggio ha avuto pietà di me e mi ha rivelato l’anno. Almeno avevo capito che non era ambientato nella nostra contemporaneità. Almeno quello.

Comunque, questo è il quinto romanzo che leggo di Andrew Grey e in ciascuno ho trovato qualcosa di cui lamentarmi. Perché insisto a leggere i suoi romanzi? Ma che ne so, nel 2013 dovevo avere un problema di acquisti compulsivi…

Il problema principale di Amore significa… coraggio è che pare vittima di un editing piuttosto brutale: sembra manchi un discreto numero di pagine. La storia, infatti, si snoda su più anni e in alcuni momenti c’era la necessità che l’autore spendesse più parole: questa narrazione a balzelli è disorientante. So che chi legge romance di solito vuole andare subito al sodo, ma senza esagerare, o si rischia la defenestrazione del romanzo.

L’altro problema di questo libro è il finale. Senza fare spoiler, possibile che Grey mi spari una cannonata del genere a poche pagine dalla fine e poi la lasci evaporare così, senza colpo ferire? Boh, sono ancora qui a chiedermi che bisogno c’era di spararla così grossa: non causa nemmeno chissà quale dramma, quindi non serve neanche a far scendere la classica lacrimuccia.

Ad ogni modo, se non vi lasciate troppo infastidire da questi due bei difettucci, il romanzo è piacevole: la storia d’amore tra Cliff e Len cresce lentamente e in modo molto comune, che è un po’ il marchio di fabbrica di Grey. Niente storie d’amore epiche con lui, solo tenero e quotidiano amore, come possiamo sperimentarlo tutt* noi – ma di certo questo non lo rende di minore intensità.

C’è poi una faccenda bizzarra, almeno per una ragazza del 2016: la totale mancanza dell’uso di preservativi. Non è che i protagonisti decidano di comune accordo di non usarli, non vengono proprio nominati. Non credo sia scorretto perché, pur essendo ambientato negli anni Ottanta, nel 1984 l’AIDS non aveva ancora fatto vittime “famose” e quindi suppongo sia coerente che due uomini non fossero troppo consapevoli di questo rischio. Ammetto di non sapere quando esattamente si sia capito che il preservativo sarebbe stato un’ottima protezione anche contro l’HIV: se qualcuno lo sa, me lo scriva pure nei commenti.

3 stars smaller

Advertisements