Buon lunedì, prodi seguaci!

Visto che domani inizierà la discussione alla Camera di quello zuccherino da cavalli che si è rivelato essere il ddl Cirinnà, ho pensato di lasciarvi una citazione dalla postfazione, scritta da Paul B. Preciado, a New gen(d)eration di Chiara Lalli. Giusto in caso vi servisse qualcosa di forte per reggere le stronzate che probabilmente finiranno di nuovo per volare.

Chi ha manifestato il 13 gennaio non ha difeso i diritti dei bambini. Ha piuttosto difeso il potere di educare i bambini secondo la norma sessuale e di genere, come presunti eterosessuali. Sfilano per mantenere il diritto di discriminare, punire e correggere ogni forma di dissidenza o devianza, ma anche per ricordare ai genitori di figli non-eterosessuali che il loro dovere è di vergognarsene, di rifiutarli, di correggerli. Noi difendiamo il diritto dei bambini a non essere educati esclusivamente come forza-lavoro e forza riproduttiva. Difendiamo il diritto dei bambini a non essere considerati come futuri produttori di sperma e futuri uteri. Difendiamo il diritto dei bambini a essere soggettività politiche irriducibili a un’identità di genere, di sesso o di razza.

Chiara Lalli ripercorre a ritroso la via del gender per andare a recuperare le origini di una tale confusione di termini, concetti e intenzioni. Una confusione per niente neutrale e che mira al controllo della morale, del comportamento, della sessualità, dell’educazione e dei corpi non conformi. “Sarebbe già abbastanza ingiustificabile usare fantasmi e spauracchi per limitare i diritti, soprattutto perché garantire diritti a tutti non li toglie a nessuno. Ma tutto questo rischia di diventare inutilmente crudele quando è diretto ai bambini e agli adolescenti – scenario non inverosimile se si pensa che uno dei luoghi di scontro è proprio la scuola.”

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