I pesci possono cantare? Si può restare fedeli alle radici quando la vocazione artistica spinge a varcare i propri confini? Alle soglie del xx secolo l’Islanda si affaccia alla modernità di un mondo globalizzato: Reykjavík si appresta a diventare una capitale dominata dai mercanti, ma ai suoi margini, nel borgo di Brekkukot, l’ipocrisia e l’arroganza della borghesia emergente restano fuori dalla casupola di torba del vecchio Björn, un pescatore stagionale che resiste alla logica mercantile con illuminata testardaggine. Fedele alla ruvida, ma generosa etica tradizionale, Björn offre ospitalità a un campionario di personaggi stravaganti nel suo sottotetto: qui vedrà la luce anche il piccolo Álfgrímur, abbandonato dalla madre e destinato a seguire sul mare il “nonno adottivo”. Ma è cantando ai funerali nel cimitero sotto casa, che il giovane deciderà di dedicarsi alla musica, alla ricerca “di un’unica nota pura”, un ideale unisono fra talento artistico e limpidezza di cuore. Avviato agli studi, Álfgrímur si troverà diviso tra l’idillico microcosmo della sua infanzia e il richiamo di un mondo complesso, ambiguo e attraente, incarnato dalla enigmatica figura di Garðar Hólm, il cantante lirico celebre in tutto il mondo che in patria nessuno ha mai sentito cantare: icona nazionale dai tratti sfuggenti, cela un mi-stero che solo specchiandosi nella coscienza limpida di Álfgrímur potrà essere sciolto. Laxness guarda con ironia e nostalgia al mondo della sua infanzia, consegnandoci il romanzo di formazione di un’artista e di un’intera nazione, sospesa fra tradizione e innovazione.


Letto l’incipit de Il concerto dei pesci, ne sono rimasta davvero colpita, tanto da postarlo in un Citazione della settimana e da farmi delle gigantesche aspettative.

Il romanzo non è brutto, in effetti, ma mi tocca annoverarlo tra quelli che mi hanno detto poco o niente. Difatti, a parte l’inizio e la fine, che mi hanno tenuta incollata alle pagine, la parte centrale è stata piuttosto piatta. E questo nonostante abbia davvero apprezzato la critica di Laxness alla società borghese e al suo vuoto accumular denari.

È difficile non essere affascinati da Björn, nonno adottivo del protagonista (Álfgrímur), e dai bizzarri e derelitti individui che si trovano a frequentare la sua abitazione e che sono ormai fuori posto in un mondo sull’orlo di un grande cambiamento. Tuttavia, il premio come personaggio più intrigante del romanzo va certamente a Garðar Hólm, il più famoso cantante lirico d’Islanda che nessuno in patria ha mai sentito cantare. Garðar Hólm, infatti, è così sfuggente da rendere davvero difficile inquadrarlo in una qualunque definizione e non ho alcuna intenzione di provarci, rischiando di togliergli fascino.

È sorprendente che con tutti questi elementi apprezzabili alla fine mi abbia lasciato così fredda nei suoi confronti. Quindi, in conclusione, il mio consiglio è: sbattetevene della mia opinione e, se la trama vi incuriosisce, leggetelo lo stesso. Vale sempre per qualunque recensione, ma per questa in modo particolare.

3 stars smaller

Advertisements