Buon lunedì, prodi seguaci!

Spero che abbiate passato un’ottima Festa del Lavoro! ^^ Se eravate troppo presi dai festeggiamenti, vi suggerisco di dare un’occhiata all’articolo di ieri, così saprete che parteciperò a una sfida di lettura: si salvi chi può! 😀

Oggi ho scelto per voi una piccola citazione da Il ritorno di Sherlock Holmes, precisamente da il racconto L’avventura di Charles Augustus Milverton, di Arthur Conan Doyle.

«Be’, temo di non poterla aiutare, Lestrade», replicò Holmes. «Il fatto è che conoscevo questo Milverton, lo consideravo uno degli individui più pericolosi di Londra, e credo che esistano crimini che sfuggono alla legge e che quindi, fino a un certo punto, giustificano la giustizia privata. No, inutile discutere, ho deciso. Le mie simpatie vanno al criminale, più che alla vittima, e non intendo occuparmi di questo caso.»

Il ritorno di Sherlock Holmes è il libro con il quale Arthur Conan Doyle, assecondando le pressanti richieste del suo pubblico, fa sorprendentemente rientrare in scena il famoso investigatore, dopo averne narrato la morte in un’opera precedente. Scampato per miracolo, dunque, alla fine che il suo stesso autore aveva predisposto per lui, Sherlock Holmes riappare in una Londra che la sua lunga assenza ha reso più vulnerabile alle infaticabili trame dei criminali. Ma, spalleggiato dal fedelissimo Watson, il grande investigatore torna a fare uso della sua affilata intelligenza analitica nella densa nebbia inglese e nei delittuosi misteri che vi si occultano, offrendosi ancora come paladino di quei valori di razionalità e di umanesimo scientifico che ne hanno fatto un eroe-simbolo dell’Inghilterra vittoriana e positivista.

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