Come nasce un poeta? Nella “scia di luce” con cui Tranströmer descrive la sua vita, è la testa della cometa, il nucleo denso dell’infanzia, a racchiudere già tutti i segni di una vocazione speciale. Unica opera narrativa del maggiore poeta svedese vivente, in questo libro Tranströmer apre lo scrigno dei ricordi per raccontare, con la profondità e la semplicità cristallina dei suoi versi, le prime esperienze che hanno formato il suo io umano e poetico. Le avventure interiori di un bambino curioso e sensibile che vede nella Stoccolma degli anni Trenta un incantato territorio da esplorare. La scoperta mozzafiato del museo di Storia Naturale, “gigantesco, babilonico, inesauribile!”, con i due scheletri di elefanti all’ingresso come custodi del sapere. La labirintica strada di ritorno a casa quando perde la mano della mamma e si ritrova a vagare solo per la città: la “prima esperienza della morte”. L’infuocata passione politica a soli nove anni quando, ancora ignaro di ogni ideologia, vede nel nazismo un ovvio nemico da combattere. È il fascino della scienza, il mistero della natura ad aprirgli il grande libro del mondo e ad arricchirlo di tante “esperienze della bellezza”. “Scoprire, raccogliere, esaminare” è il metodo che lo ispira quando inizia a collezionare insetti, mentre “un altro museo enorme” cresce dentro di lui. E il suo amore per i libri si lega a una piccola biblioteca di quartiere, dove giungono i vapori delle vasche e l’eco delle voci dei bagni pubblici accanto, mentre nelle altre l’aria è ferma, pesante, e i libri, lontani dalla vita, hanno un odore diverso. Ricordi che sono stimoli a conoscere, immaginare e riflettere, che ci avvicinano al sentire di un grande poeta, alla sua illuminante apertura all’uomo e al mondo.


Tomas Tranströmer, vincitore del Nobel per la letteratura nel 2011, era uno dei maggiori poeti contemporanei. Non avevo mai letto niente di suo e ho pensato di iniziare da questa piccola autobiografia, che forse sarebbe più corretto definire raccolta di eventi salienti della vita di Tranströmer capaci di influenzare successivamente la sua poetica.

I ricordi mi guardano, infatti, contiene otto episodi della vita di Tranströmer, dall’infanzia al liceo, che il poeta reputava fondamentali sia per la sua formazione di uomo sia per quella del suo io poeta. Il libriccino (meno di cento pagine) è correlato di alcune foto e mi ha fatto nascere una discreta curiosità di conoscere il Tranströmer poeta.

Ogni episodio è in prosa, ma non si fa fatica a cogliere il poeta: Tranströmer, infatti, racconta di sé con l’essenzialità del verso che in poche parole è capace di spalancare le porte della mente per portarci laddove l’autore vuole – o anche no, perché mai mettere limiti ai luoghi nei quali un componimento potrebbe portarci.

Sono molto contenta di aver “incontrato” questo autore a partire dalla sua autobiografia: ho avuto l’impressione che nel suo caso l’elemento biografico sia determinante (anche se, naturalmente, potremmo dirlo di qualunque autore). Mi sentire sicuramente riparlare di Tranströmer.

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