A trent’anni dalla Legge che in Italia ha legalizzato l’interruzione della gravidanza, il tema dell’aborto è tornato al centro dell’attenzione pubblica con una forza e con toni nuovi rispetto al passato. Il libro di Maurizio Mori, che in primo luogo ripercorre brevemente la storia della moralità dell’aborto in Occidente, mette in chiaro le posizioni in campo, e soprattutto si interroga sulla giustificazione razionale del divieto di aborto. Uno sguardo lucido e un ragionamento pacato e competente per chiarire un tema controverso.
Il volume è corredato da un glossario e una bibliografia.


In un momento storico nel quale molti vorrebbero ridimensionare o addirittura negare il diritto all’IVG (Interruzione Volontaria di Gravidanza) e nel quale l’Italia di fatto nega a molte donne quanto la legge 194/78 aveva garantito a tutte noi, mi sono riletta questo libriccino, appena 126 pagine, per rifare il punto della situazione.

Aborto e morale, infatti, è un libriccino prezioso: il suo intento è quello di presentare tutte le posizioni in campo in merito all’IVG senza faziosità e di espandere la riflessione, cioè farci capire come mai, a così tanti anni dalla sua legalizzazione, questa pratica continui a scatenare un dibattito così serrato.

Il punto è che l’IVG non è un diritto fine a se stesso, per così dire, ma una porta spalancata su altre idee e diritti che l’etica della sacralità della vita (cara alla tradizione cristiana) aborre: controllo delle nascite; subordinazione del destino biologico della donna e della funzione riproduttiva della famiglia rispetto a quella sociale; disgregazione della concezione tradizionale della famiglia; regolarizzazione della funzione sessuale da parte delle scelte umane; distacco della riproduzione dalla sessualità di coppia eterosessuale e precedenza alla famiglia degli affetti, indipendentemente dall’orientamento sessuale. Questo solo per limitarci agli effetti nell’ambito familiare.

Quindi, mettere in discussione la liceità dell’IVG è mettere in discussione parecchi diritti civili conquistati o bloccare l’avanzamento di altri. L’IVG non è solo una questione delle donne, non lo è mai stata, anche se quando fu approvata la 194/78 probabilmente nessuno avrebbe immaginato dove ci avrebbe condotto questa legge.

Maurizio Mori mette così in campo le due etiche che, sull’aborto e su molti altri diritti civili, si scontrano: la già citata etica della sacralità della vita e una nuova etica, ancora work in progress, l’etica della qualità della vita. Siccome scegliere di seguire una di queste due etiche equivale all’adesione a una visione del mondo (che solo un ingenuo definirebbe “la sola realtà possibile”) e non è immediato riconoscere quale delle due sia migliore per il singolo, uno Stato di diritto e laico come l’Italia dovrebbe lasciare ai suoi cittadini la libertà di scelta.

Infatti, una legislazione che vietasse l’aborto violerebbe il diritto di coloro che non accettano il principio di sacralità della vita di comportarsi conformemente alla propria visione del mondo. In breve, il divieto di aborto sarebbe contrario al diritto di «libertà religiosa» tipico del mondo moderno, sancito dall’articolo 18 della Dichiarazione universale dei diritti umani (1948): «Ogni individuo ha il diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione».

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