La timida e romantica Caithleen sogna l’amore, mentre la sua amica Baba, sfrontata e disinibita, è ansiosa di vivere liberamente ogni esperienza che la vita può regalare a una giovane donna. Quando l’orizzonte del loro piccolo villaggio, nella cattolicissima campagna irlandese, si fa troppo angusto, decidono di lasciare il collegio di suore in cui vivono per scappare nella grande città, in cerca d’amore ed emozioni. Nonostante siano fermamente decise a sfidare insieme il mondo, le loro vite prenderanno però vie del tutto inaspettate e ciascuna dovrà imparare a scegliere da sola il proprio destino. Ragazze di campagna venne scritto in soli tre mesi e inviato a un editore, il quale ricevette da un celebre scrittore suo consulente questo giudizio: “Avrei voluto scriverlo io”. Alla sua pubblicazione, avvenuta nel 1960, l’esordio narrativo di Edna O’Brien – fortemente autobiografico – suscitò reazioni di sdegno e condanna che andarono ben oltre le intenzioni di una sconosciuta autrice poco più che ventenne: il libro fu bruciato sul sagrato delle chiese e messo all’indice per aver raccontato, per la prima volta con sincerità e in maniera esplicita, il desiderio di una nuova generazione di donne che rivendicava il diritto di poter vivere e parlare liberamente della propria sessualità. A distanza di mezzo secolo, il libro che segnò il primo passo nella carriera di una grande scrittrice non ha perso nulla della freschezza e della verità che l’hanno reso uno dei romanzi di formazione più amati nel mondo, qui riproposto in una nuova traduzione.


Cercando informazioni sul contesto nel quale è nato questo romanzo ho scoperto che Edna O’Brien è ancora viva. Non so perché fossi convinta del contrario e spero sia (e rimanga) un’arzilla signora di ottantacinque anni (in effetti dalle foto sembra un bel peperino).

Certo che per aver scritto e pubblicato Ragazze di campagna nell’Irlanda del 1960 non poteva che essere una tipa tosta. Il romanzo, infatti, è parecchio critico riguardo alla repressione sessuale alla quale erano costrette le donne e all’educazione impartita dalle suore – e, mi viene da aggiungere, subita dalle allieve – che la O’Brien ha sperimentato in prima persona.

Il fatto bizzarro è che mi si dice che Ragazze di campagna sia un romanzo gettonato tra gli integralisti cattolici (qui). Mah. Forse si immedesimano nella frustrazione sessuale delle protagoniste. O forse non hanno semplicemente capito di cosa parli. Non so quale delle due ipotesi sia la peggiore…

In ogni caso, Ragazze di campagna mi ha fatto riflettere anche sul fatto che non credo di aver mai letto un romanzo dove si parli bene delle suore e delle scuole da loro gestite. Evidentemente mandare i/le figl* dalle suore non è un buon investimento per la loro futura felicità: pensateci bene, genitori, o rischierete di essere sputtanati e ricordati per sempre in qualche romanzo per aver fatto questa infelice scelta educativa.

Nella speranza che nelle attuali scuole cattoliche non vigano i metodi di insegnamento dittatoriali che si leggono in Ragazze di campagna. O che voi stessi non siate genitori violenti come il padre di Caithleen, protagonista del romanzo. La pagine nelle quali Caithleen e suo padre si trovano a dover interagire sono piene di una tensione claustrofobica che trasmette tutta l’angoscia di ritrovarsi al cospetto di una persona violenta dalla quale non si può scappare, a meno di raggiungere l’indipendenza.

Molto interessante, poi, è il rapporto tra Caithleen e la sua migliore amica, Baba, molto più sfrontata e con un carattere decisamente prevaricatore. La loro amicizia, infatti, è costantemente sbilanciata a favore di Baba e, durante la lettura, mi sono chiesta più volte come mai queste due siano amiche e non sono riuscita a darmi una risposta soddisfacente. Forse sono un po’ troppo lontana da quel tipo di ambiente.

In definitiva, la scrittura di Edna O’Brien mi è piaciuta molto e sono piuttosto curiosa di sapere come continuano le avventure di Caithleen e Baba, dato che Ragazze di campagna è il primo volume di una trilogia.

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