Miller Sutton, un agente dell’FBI che agisce sempre secondo le regole, inizia a scorgere delle sfumature inattese nel suo mondo bianco e nero.
Si ritrova faccia a faccia con i propri dubbi quando viene a contatto con Danny Butler, un trafficante di droga di medio livello che Miller spera di usare per prendere un pesce ben più grande: Roberto Hinestroza, un signore della droga che insegue da anni.
Danny non ha alcun interesse a testimoniare contro il suo capo, sia per un contorto senso di lealtà sia perché sa che fare il doppio gioco con Hinestroza equivale a una condanna a morte.
Però non ha molta scelta se non collaborare con l’FBI e, come previsto, Hinestroza non ci mette molto ad accorgersi del suo tradimento.
Miller rimane sorpreso di scoprire che Danny non è il farabutto dalla carriera criminale che si aspettava; allo stesso tempo, Danny si trova disperatamente attratto da Miller.
Hanno a malapena iniziato a esplorare l’attrazione che c’è tra loro quando un sicario di Hinestroza li rintraccia.
E così si danno alla fuga, per salvare le loro vite e l’amore che potrebbe sbocciare tra di loro.


Effetti di chiaroscuro è uno strano libro: Brooke McKinley, infatti, ha cercato di scrivere un romanzo su una storia d’amore che partisse in salita sia per l’impossibilità dei due protagonisti di stare insieme sia per le loro spigolosità caratteriali, ma ha parzialmente fallito.

Ci sono stati momenti, durante la lettura del romanzo, nei quali mi sono data mentalmente di gomito, della serie: ehi, vedi perché la gente adora questa storia? Purtroppo ci sono stati anche momenti (uno in particolare li batte tutti) nei quali mi sono detta: ma anche no, McKinley.

Il fatto è che l’aspetto più apprezzabile di Effetti di chiaroscuro è il suo essere dolceamaro. Stiamo pur sempre parlando di due tizi che lavorano nell’ambito del traffico di stupefacenti, uno come corriere, l’altro come agente dell’FBI: non è che possa finire tutto fiori, cuori e confetti rosa. L’intera storia non è fatta solo di tenerezze ed emozioni, ma anche di rinunce, tentazioni, errori, anche molto gravi e pesanti. Danny e Miller sono fisicamente attratti l’uno dall’altro, ma la loro storia d’amore non viene da sé come conseguenza naturale: deve essere pazientemente costruita, in primis lavorando su loro stessi.

Ora, però, McKinley, mi dovresti spiegare cosa ti è accaduto prima di scrivere quella scena. Se ti era appena caduto in testa un vaso di fiori, posso comprendere il tuo smarrimento e quell’attacco di Sindrome da Bella Swann che mi ha fatto seriamente dubitare del tuo lavoro. È stato così inaspettato e fuori luogo che ancora mi chiedo che senso abbia avuto: c’erano molti modi per raggiungere l’obiettivo che l’autrice si era prefissata, c’era proprio bisogno che scegliesse il più improbabile e il più inutilmente drammatico?

Quindi, ecco, se vorrete leggere questo romanzo, sappiate che non è male, c’è solo quella trovata narrativa che non ha proprio senso: quando arriverete in quel punto, l’unica cosa che potrete fare è tapparvi il naso. Passata quella, ridiventa un romanzo sensato.

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