Bibbia delle suffragette inglesi e di tutti i movimenti femministi, questo notissimo saggio di Mili è una difesa dei pieni diritti morali, civili e politici delle donne. Nelle parole del filosofo inglese, il loro assoggettamento costituisce un freno al progresso economico e sociale della comunità. Prefazione di Pierangelo Buttafuoco e Mariarosa Mancuso.


Nel 1849 John Taylor morì e due anni dopo sua moglie Harriet Hardy poté sposare John Stuart Mill, al quale la accomunavano il pensiero filosofico e un amore nato ben prima della morte del primo marito. Harriet aveva idee ben precise in merito alla necessaria uguaglianza tra uomini e donne e finì per influenzare Mill.

Un’influenza che non si limitò alla scrittura di saggi, ma si tradusse anche in una battaglia politica contro la discriminazione delle donne. Fu proprio John Stuart Mill, deputato al parlamento inglese, a presentare nel 1867 l’emendamento che, sostituendo “uomo” con “persona”, modificò il Reform Act e permise così di estendere successivamente il diritto di voto alle donne.

Sulla servitù delle donne è del 1869 e ai tempi fu considerato un testo parecchio progressista – e parecchio oltraggioso per chi considerava la disparità dei sessi un fatto naturale e incontrovertibile. Mill, però, non ci sta ad accettare questa discriminazione e la demolisce a colpi di ragionamenti e argomentazioni.

Ora, non aspettatevi che Mill stia là a incitare le suffragette a incendiare le cassette della posta e a sfondare finestre: preferiva di gran lunga soluzioni meno violente (della serie, sediamoci intorno a un tavolo, così vi dimostro che siete solo una manica di sessisti senza cervello).

Non che le argomentazioni di Mill, con il senno del poi, fossero chissà quanto rivoluzionarie: oggi, per esempio, leggere di caratteristiche che sarebbero “innate” nelle donne ci farebbe ridere se non fosse che ancora in tanti sostengono queste tesi. Tuttavia, non riesco ad avercela con Mill per questo: scriveva nel 1869, che diamine! Trovo più sconvolgente che oggi ci siano persone convinte che la maternità sia l’unico, vero scopo della vita di qualunque donna e che senza figli queste finiranno per aggirarsi nel mondo con un profondo senso di vuoto e piene di rimpianti per la bella fertilità andata.

Quindi, se deciderete di leggere questo saggio (e io ve lo consiglio), non dimenticatevi mai del periodo storico nel quale è stato scritto: se in alcuni punti vi farà salire la bile, pensate che Mill, con le conoscenze che abbiamo oggi, oltre alla piena parità dei sessi, probabilmente sosterrebbe anche matrimonio egualitario e gestazione per altri.

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