Buon venerdì, prodi follower!

Che ne è stato della protesta tramite tweetbombing del 22 febbraio scorso al grido di #ObiettiamoLaSanzione contro l’aggravio delle sanzioni per le donne che ricorrono all’aborto clandestino?

Né Matteo Renzi né Beatrice Lorenzin (troppo impegnata nella crociata contro la GPA, ragazz*), destinatari diretti del tweetbombing, ci hanno degnato della loro attenzione, ma è arrivata la risposta del sottosegretario di Stato alla Giustizia Gennaro Migliore all’interrogazione in Commissione Giustizia della Camera da parte di Marisa Nicchi e Daniele Farina.

“Tenete le vostre leggi lontane dal mio corpo” Fonte: Digital Journal

E cosa dice il sottosegretario Migliore? Che le donne dovrebbero essere contente del lavoro svolto dal Governo, visto che l’aborto clandestino è stato depenalizzato e che la sanzione amministrativa prevista è stata commisurata entro il primo dei predetti scaglioni e, dunque, in quello meno afflittivo. Ah, be’, allora…

Poco dopo rincara: Con riferimento ai criteri di determinazione delle sanzioni amministrative, si rileva come nessuna osservazione, in punto di adeguatezza, è stata comunque sollevata dalle altre amministrazioni interessate alla delega, né in sede di parere delle Commissioni parlamentari. Cioè nessuno si è accorto della gran cagata che stavano facendo. Ottimo.

Tuttavia si ammette (e ci mancherebbe altro) la possibilità di correggere il tiro in itinere: Nondimeno, l’adeguatezza in concreto delle sanzioni determinate potrà essere riconsiderata all’esito del monitoraggio degli effetti del complessivo intervento di depenalizzazione, anche con interventi puntuali, che potrà essere utilmente condotta con il Ministero della Salute. In questa prospettiva si ricorda, difatti, come l’articolo 1 comma 3 della stessa legge delega consente al Governo di adottare, nel termine di 18 mesi dall’ultimo dei decreti attuativi, gli interventi correttivi che dovessero rivelarsi opportuni.

Fine.

Notate niente di strano?

Neanche una parola sul fatto che lo Stato non stia facendo il suo dovere di tutelare la salute delle donne. Nemmeno una parola sull’obiezione di coscienza dilagante nelle strutture sanitarie pubbliche. Solo un ehi, gente, dobbiamo “riordinare il sistema di incriminazione sulla base di criteri di razionalità”. Trallallero-trallallà.

Ma tra i criteri di razionalità non dovrebbe anche essere previsto anche abbattere il numero degli obiettori in modo che il ricorso all’aborto clandestino torni a scendere? Non è una situazione da “monitorare” o da “accertare”, i dati ci sono già e sono spaventosi.

Fonte: Presa Diretta

Quindi la protesta non si ferma.

È stata rivolta una lettera aperta all’On. Laura Boldrini ed è bene che si sappia che sul tema è intervenuta anche Laiga (Libera Associazione Italiana dei Ginecologi per l’applicazione della legge 194/78) con un ricorso al Consiglio d’Europa (accolto). Per non parlare del ricorso fatto dalla CGIL, sempre presentato al Consiglio d’Europa. Eppure, niente, tutto tace, mentre migliaia di donne affrontano un calvario amaro e, spesso, illegale.

Il #GovernoLoSaMaNonLoDice e allora lo diremo noi, chiaro e forte: l’aborto è un diritto sancito dalla legge 194/78, ma lo Stato italiano de facto non lo garantisce più.

Questo è solo un piccolo bookblog, ma, se passate di qui, invito anche voi a parlarne: sul vostro blog, sui vostri social, con i vostri conoscenti. Parlatene dovunque e con chiunque, affinché l’indignazione cresca e lo Stato italiano non possa più ignorarci.

Gridiamo insieme alla Laiga che questo inasprimento è un vero e proprio strumento di morte.

Fonte: W.E.L.L. New Orleans

Buon fine settimana e tutt*.

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