Roderick ha dieci anni, e tutto quello che possiede è un medaglione. Ancora non lo sa, ma quell’oggetto – per cui tutti intorno a lui sembrano disposti a uccidere – lo porterà più lontano di qualsiasi nave al largo dell’oceano. Con Roderick Duddle Michele Mari ha scritto una storia capace di rifondare a ogni pagina il gesto stesso del narrare: un libro che entra di diritto, e che resterà, nella tradizione del grande romanzo d’avventura.


Che meraviglia, gente! Con Roderick Duddle Michele Mari ci fa tornare tutti ragazzi, pronti all’avventura e a salpare per i Sette Mari senza por tempo in mezzo.

Con un sapiente mix di romanzi d’avventura (si assaporano Stevenson, Melville, Dickens, London… e chissà quanti altri che non sono stata in grado di cogliere!), l’autore ci riporta in un mondo che si pensava ormai perduto, ma che ci faceva assai sognare da giovani, con assassini spietati, suore tutt’altro che pure e caste, scambi di persona e locande malfamate.

L’impressione che si ricava da questa lettura, condita anche con un tocco di metaletteratura, è di svago, di avventura, di un vero e proprio gioco di stile che probabilmente ha divertito più lo scrittore del lettore. Non è difficile immaginare Michele Mari che, invece di giocare con bambole e robot, se ne sta lì a costruire la sua storia.

Roderick Duddle è un romanzo per gli orfani del romanzo d’avventura che vogliono tornare a immergersi in quelle atmosfere con una storia nuova, ma piena di gustosi riferimenti alle opere che si sono tanto amate.

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