“… questo romanzo magico sulla magia, questo romanzo misterioso sul segreto e sulla creatività della finzione, questo romanzo tumultuoso, questo romanzo luminoso su un mondo sotterraneo…” (Jacques Le Goff, L’Espresso)
… come in un ricchissimo Alice nel paese delle meraviglie per adulti che hanno conservato le angosce dell’infanzia…” (Furio Colombo, La Stampa)
“Sono convinto che un giudizio serio su quest’opera (che è comunque straordinaria, anche a prima lettura) può essere dato sol se tien conto della continuità di una linea critico-teorica che ha continuato a maturare nell’arco di trent’anni.” (Antonio Porta, Corriere della Sera)
“Da quando ho cominciato a leggere Il pendolo di Foucault non sono più uscito di casa: ho, per così dire, sospeso la vita.” (Ferdinando Camon, Il Giorno)
“Il messaggio del suo libro, se letto – come bisogna fare – come un libro sui misteri della fine del XX secolo, potrebbe anche voler dire che la storia da lui raccontata non è ancora finita…” (Alberto Asor Rosa, la Repubblica)
“Si chiude il libro con la sensazione di aver compiuto un’esperienza necessaria… È il grande libro sul vuoto di questi anni, e lo dichiara, se appena uno sa leggere. Ed è il duro, metallico libro che insegna a vivere con questo vuoto, a diventare adulti nell’unico tempo concesso. (Severi no Cesari, Il Manifesto)
“Il pendolo è libro superiore al Nome della rosa, pur se meno organico proprio in quanto vi si incontra anche un Eco che non è più ludico ma, come dice Mondo, ‘ha messo in gioco tutto se stesso’.” (Maria Corti, L’Indice)


È stato più forte di me: mentre leggevo Il Pendolo di Foucault, continuavo a immaginarmi il povero Umberto Eco “costretto” a sorbirsi Il codice Da Vinci perché tutti si ostinavano a paragonare i due romanzi, mettendoli sullo stesso piano. Avrà prevalso il fastidio o la scrollata di spalle? Per me si è fatto delle grasse risate – e si è riletto Il Pendolo di Foucault alla faccia di Dan Brown!

Sì perché Il Pendolo di Foucault è il romanzo degli scettici, quelli che quando sentono gridare al complotto non possono fare a meno di alzare le sopracciglia; quelli che guardano con sgomento alla credulità condivisa sui social; quelli che cercano le fonti delle notizie e fanno gentilmente notare ai creduli il loro diffondere scemenze – e che spesso vengono poco gentilmente liquidati da questi ultimi.

Il Pendolo di Foucault è un campionario di teorie sul Grande Piano e sul Disegno Intelligente che guida le genti verso un destino glorioso, ancorché sconosciuto ai più. Sono ammirata dalla vastità delle conoscenze di Umberto Eco, ma ancora di più dalla sua ironia, che attraversa più o meno sottilmente l’intero romanzo ed è in definitiva l’arma principale da opporre ai creduli.

Allo stesso tempo, però, Eco ci mette in guardia dalla pericolosità del Piano, dal rischio che diventi reale. Infatti, il mondo pare pieno di tizi pronti a credere alle teorie più strampalate pur di continuare a campare tranquilli al riparo della verità, che, guarda un po’, non offre alcuna consolazione.

Eco ha scritto un gran bel romanzo: l’unica pecca, per quanto mi riguarda, è che ho iniziato a cedere verso pagina quattrocento. Insomma, cinquecento pagine di Piano e Oscuri Segreti Potenzialmente Mortali sono troppe per la mia povera mente e ho iniziato a desiderare una lavanda cerebrale per tutti. Il finale, però, è grandioso: quindi se come me date segno di cedimento, reggete fino alla fine e godetevi il botto. Ve lo sarete meritato.

4 stars smaller


Ciao, Umberto. Grazie di tutto.

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