Un tempo Aidan O’Connor era una celebrità, un filantropo che donava sé stesso (e il suo denaro) senza chiedere nulla in cambio… Fino a quando le persone più vicine a lui non hanno iniziato a prendere senza chiedere. Ora Aidan non vuole niente da nessuno, anzi, se potesse cancellerebbe il mondo intero.
Ma quando una sconosciuta si presenta a casa sua, accade qualcosa di strano: Aidan sa di averla già vista… nei suoi sogni.
Nata sull’Olimpo come dea, Leta non conosce nulla del mondo umano. Tuttavia un nemico spietato l’ha cacciata dal mondo dei sogni e spinta a bussare alla porta dell’unico uomo che può aiutarla. I poteri immortali di Leta derivano dalle emozioni umane, e la rabbia di Aidan è esattamente ciò di cui ha bisogno per difendersi.
In una fredda notte d’inverno le loro vite cambieranno per sempre. Intrappolati in casa da una tormenta, Aidan e Leta dovranno ricorrere all’unico potere in grado di salvarli o distruggerli entrambi: la fiducia.


Già da qualche libro mi chiedo che fine abbia fatto la vecchia Kenyon capace di farmi sbudellare dalle risate o scendere la lacrimuccia nei primi romanzi della serie Dark Hunter. Gli ultimi tre non erano stati granché – e Il sogno della notte era stato proprio un’agonia.

Ora, non è che La luce della notte sia oro colato, ma almeno non ha tentato di uccidermi a colpi di noia. L’aspetto più irritante è stato il protagonista maschile, Aidan O’Connor, celeberrimo attore tradito da suo fratello, dalla sua fidanzata e da un numero non ben precisato di persone a lui vicine. È comprensibile che questa somma di tradimenti sia stata una merda, ma lo è anche sentirsene lamentare di continuo, della serie se la prendono tutti con me perché sono piccolo e nero (cit.).

La faccenda più strana, però, è che nel corso del romanzo viene detto più volte (dallo stesso Aidan, tra l’altro) che il fratello ha fatto in modo da allontanarlo da tutte le persone che sinceramente gli volevano bene. Quindi per quale motivo stai a piangerti addosso perché nessuno ti vuole bene quando potresti rimetterti in contatto con queste persone e spiegare loro che merda è stata tuo fratello? Non si sa: modalità lamento perenne in funzione.

Mugugni di Aidan a parte, è stata una lettura piacevole, che mi ha pure strappato qualche risata (il Deimos di Sherrilyn è decisamente simpatico… se preso bene). Anche Leta, la protagonista femminile, non è male: non si lascia mai buttare giù dalle lagne di Aidan e fa da contrappeso positivo necessario a evitare lo sminchiamento del lettore.

Il finale è un’assurdità, in perfetto stile Kenyon, ma quando non annoia per centocinquantasei pagine un lettore può anche perdonarglielo. Ora si aspetta il quattordicesimo volume – confidando che la Fanucci continui la pubblicazione. Non si può mai dire…

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