Bartle ha promesso di riportare Murphy a casa intero. Non ce l’ha fatta. Questa è la sua colpa.
Il racconto straziante dell’amicizia fra due ragazzi, una storia sulla perdita dell’innocenza destinata a diventare un grande classico contemporaneo.
Partiti a diciott’anni. Talmente impreparati, talmente ingenui da credere che insieme ce l’avrebbero fatta.
Bartle è devastato dal senso di colpa. Per non avere impedito che Murphy morisse. Per non essere riuscito ad attenuare la brutalità e l’orrore della guerra. Ora che è tornato a casa, vede Murphy ovunque. Insieme alle altre immagini dell’Iraq: i cadaveri che bruciano nell’aria pungente del mattino, i proiettili che si conficcano nella sabbia, le acque del fiume che ha inghiottito il loro sogno. E il tormento per la promessa che non ha saputo mantenere non gli dà pace.


Yellow Birds è uno di quei romanzi che, nonostante abbia meno di duecento pagine, ho impiegato molto a leggere, e non perché fosse noioso o simili. Yellow Birds è uno di quei romanzi che devastano l’anima e c’è bisogno di una pausa tra una lettura e l’altra.

La disgraziata storia di Bartle e Murph è inscritta nella disgraziata guerra in Iraq, che l’autore ha vissuto in prima persona e ha deciso di raccontarla tramite questo romanzo straziante di perdita. Bartle, infatti, insieme al suo amico e alla sua innocenza, perde i suoi ideali e qualunque cosa lo avesse definito prima di quella maledetta guerra.

Dire cos’è successo non basta. È successo tutto. È caduto tutto.

Io non credo di aver mai compreso cosa sia il DPTS che affligge i militari di ritorno da conflitti particolarmente violenti. Non credo di saperlo nemmeno adesso, non sul serio almeno, ma quelle due pagine nelle quali Bartle immagina di parlare ai suoi amici di quel grumo contratto che ha dentro sono state illuminanti (e dolorosissime da leggere, figuriamoci a viverle).

Non mi andava di sorridere e dire grazie. Non volevo fingere di aver fatto qualcosa più che sopravvivere.

Non è facile trovare un romanzo che racconti di guerra senza scadere nella retorica: la prosa di Powers, però, nella sua scarna essenzialità, è ricca di immagini, impressioni, colori, odori, emozioni.

Ma quando lei mi disse: «Oh, John, sei tornato a casa,» non le credetti.

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