Buon lunedì, prodi follower!

Spero che siate tra coloro che sabato scorso sono scesi in piazza (o che abbiate fracassato i maroni a tutt* sui social) per ribadire che l’Italia si deve dare una svegliata e che sì, abbiamo bisogno di (almeno) una (buona) legge sulle unioni civili. Penso che scriverò un post sull’argomento (ma si sa, con me non si può mai dire).

Tornando all’argomento di oggi, proprio nel viaggio in treno verso la manifestazione mi sono portata dietro Storia della libertà di pensiero di Paolo Villaggio, che volevo rileggere da un po’ per accertarmi che fosse strambo come ricordavo. Per ora, sì. 😀

Non lontano dalla fontana dell’Eretteo, si ergeva un muro alto trenta metri. Sulla sommità, un masso di almeno duecento chili oscillava paurosamente. Ai piedi del muro si erano radunati quattro fatalisti. Stavano immobili e guardavano il masso rassegnati. Ogni tanto uno mormorava: «Inutile spostarsi. Se deve succedere, succede. Se deve succedere… succede».

Il gruppo dei peripatetici si fermò a osservarli con grande stupore. «Scusate, signori fatalisti, non sarebbe meglio se vi spostaste di una decina di metri?» chiese Platone.

«No, no, no!» risposero i fatalisti. «È la Tuke che comanda e decide tutto quello che accade e accadrà».

Socrate scosse la testa: «Amici fatalisti, voi siete stupidamente addormentati, ipnotizzati da quel masso che oscilla in maniera terribile. Voglio salvarvi la vita! Svegliatevi!». E batte con forza le mani. Il masso venne giù e con un rombo orrendo fece fuori tutti i fatalisti in una nuvola di polvere bianca.

«Non è colpa mia!» si affrettò a dire il Maestro. «Forse avevano ragione loro, è la Tuke che ha deciso».

Storia della libertà di pensiero è anche la storia di quegli uomini che hanno finito per cambiare il mondo e dal loro mondo non sono stati creduti. Non sono stati creduti perché dicevano la verità, perché avevano un sogno difficile da condividere, perché avevano letto nella natura, nello spazio, nell’infinito leggi troppo pericolose da divulgare. La fama che li ha circondati dopo la condanna del loro tempo ha oscurato la loro semplice statura di uomini fra gli uomini. Ecco perché Paolo Villaggio si diverte a ricostruire biografie (immaginarie ma non troppo), fatti esemplari, frasi famose, e tutto ciò che i libri di scuola non hanno raccontato: Socrate, combattuto tra l’amore non platonico per i suoi allievi e una moglie che lo perseguita per tutta Atene; Giulio Cesare, alla ricerca di frasi memorabili per i futuri libri di storia; Gesù di Nazareth e i suoi serissimi problemi con il padre, ma quello terreno questa volta; Cristoforo Colombo all’inseguimento di mondi nuovi e giovani marinai molto attraenti; Girolamo Savonarola e i suoi: “Io non sono d’accordo”; Giordano Bruno sulle fiamme che i popolani usano per cucinare abbacchi e frittate di cipolle; Galileo Galilei e le sue preferenze in fatto di donne. E poi, chiamati a comparire in scena: Pitagora, Archimede, Pietro Micca, Maria Antonietta, Giuseppe Garibaldi, Adolf Hitler, Gandhi, Rita Levi Montalcini, Romano Prodi, Silvio Berlusconi.

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