È un’estate dei primi anni Sessanta e Cassandra Edwards è in viaggio verso il ranch di famiglia. Partita da Berkeley, sta andando al matrimonio della sorella gemella, Judith, ma non sa come comportarsi perché non ha proprio voglia di conoscere il cognato, né di gioire dell’evento. Cosa succede nel cuore di un fratello gemello quando l’altra metà decide di andare via, di iniziare una vita propria da condividere con un estraneo? Accade di arrivare nella casa paterna e di aver voglia di tuffarsi subito in piscina, dove la testa si libera dai pensieri e nell’acqua ci si dimentica quasi di essere mai nati; di stringere tra le braccia la nonna, ancora affilata nei giudizi eppure così spudoratamente di parte nei confronti delle nipoti; accade poi di parlare con il proprio padre, in un’infilata di brandy che aiuterà a sfogare la propria tristezza e le paure. La casa degli Edwards è un piccolo mondo distante, e fiero di esserlo, dalla società americana degli anni Sessanta; è un ambiente colto e progressista dove il capofamiglia è un professore di filosofia in pensione le cui figlie ricordano con grande fierezza l’educazione libera e tesa alla curiosità che gli ha impartito; ed è una casa dove manca una madre da qualche anno. Il weekend che accompagna il racconto di Cassandra al matrimonio è quasi lo scampolo di una storia familiare idilliaca, l’ultimo colpo d’occhio di una giovane donna che sta per volgere lo sguardo altrove. Un romanzo che Peter Cameron, nella postfazione a questa edizione, ha definito “un testo eccellente, come un cibo preparato con grande abilità, ci sbalza fuori dall’esistenza disincantata di tutti i giorni e all’improvviso ci fa sentire di nuovo vivi; ci appassiona e ci stimola”.


Cassandra al matrimonio è un libro difficile da recensire: è uno di quei romanzi apparentemente banali, ma che nascondono al loro interno quella profondità che finisce per farvi ripensare a quanto avete letto per giorni e giorni.

La trama è presto detta. Ci sono due gemelle: una (Judith) sta per sposarsi, ma l’altra (Cassandra) non prende bene la notizia. È davvero tutto qui – o almeno l’intero romanzo si sviluppa da quest’idea. Adesso potrei parlarvi delle difficoltà che Cassandra incontra nel farsi una propria vita distinta da quella della gemella, determinata invece a “staccarsi” dal suo doppio. Potrei, ma questo aspetto del romanzo è stato efficacemente trattato da Peter Cameron nella postfazione inserita in calce a questa edizione di Fazi Editore.

Preferisco parlare invece dell’aspetto queer, visto che si muove non visto per tutto il corso del romanzo. Dico non visto perché è una tematica mai esplicitamente affrontata: Cassandra a un certo punto butta là casualmente di avere una non ben specificata avversione e/o disagio affettivo verso gli uomini e di trovarsi meglio con le donne. Tutto qui.

Troppo poco? No, se pensate che un altro tema del romanzo è l’incapacità di arrendersi e di accontentarsi di una vita “normale” – e forse anche un po’ della gelosia verso chi, invece, ci riesce. Anche Cassandra vorrebbe probabilmente trovare qualcuno con cui stare e sistemarsi per bene. Solo che il suo qualcuno, il qualcuno che potrebbe renderla felice, non le permetterebbe comunque di rientrare nei ranghi della “normalità” – e teniamo conto che il romanzo è del 1962.

Quindi Cassandra, tra le altre cose, si trova stretta tra una vita attuale insoddisfacente e l’impossibilità di uscirne a causa sia della sua riluttanza ad abbracciare la normalità socialmente accettata sia ad affrontare se stessa (che potremmo ulteriormente scindere in necessità di vedersi come individuo distinto dalla gemella e come donna lesbica).

Un romanzo bello denso, insomma. Aggiungeteci il talento per il dialogo di Dorothy Baker e avrete un libro assolutamente godibile e che andrebbe analizzato nei corsi di lettura (lo sappiamo quanto sia difficile scrivere dei dialoghi che non facciano collassare dalla noia i lettori, no?).

4 stars smaller

Annunci