Buon lunedì, prodi follower!

Sono un po’ in ritardo… il freddo di stamattina mi ha fatto lasciare malvolentieri le coperte! 😀 Comunque, sto leggendo questa mini-raccolta (in tutti i sensi) di poesie di Nâzım Hikmet e stamattina ve ne beccate una! ^^

A Sofia

Sofia, 1952

Sono entrato a Sofia un giorno di primavera, amor mio

la tua città natale ha un profumo di tigli.

 

Percorro il mondo senza di te

tale è il mio destino

che posso farci?

 

A Sofia, l’albero vien prima della pietra, è più bello

della pietra.

A Sofia, l’albero e l’uomo si mescolano

soprattutto il pioppo

sembra che voglia entrar nella stanza

a sedersi sul tappeto rosso.

 

Qui, quando viene la sera, tutti sciamano per le vie

donne, vecchi, giovani, bambini

risa, chiasso, mormorio, tumulto

in lungo e in largo

fianco a fianco

a braccetto, la mano in mano.

 

A Istanbul, a Scehsadebasci, le sere di ramadan

– Munevver, non te ne puoi ricordare –

si passeggiava così, in altri tempi.

 

Quei tempi sono passati

se fossi adesso a Istanbul

nemmeno me ne ricorderei.

 

Ma lontano da Istanbul

tutto è preteso per la nostalgia

anche il parlatorio

della prigione di Uskudar…

 

Sono entrato a Sofia un giorno di primavera, amor mio

la tua città natale ha un profumo di tigli.

La tua città natale è la casa accogliente

di un fratello

ma anche in casa di un fratello

la propria non si scorda.

 

È un duro mestiere, l’esilio,

un duro mestiere…

Parole intense sono racchiuse nei versi del poeta turco Nazim Hikmet. La sua è stata una vita sostanzialmente difficile, trascorsa spesso lontano dalla sua patria, osteggiato e imprigionato dal suo governo. La nostalgia per la sua terra, che si ritrova nei suoi scritti, accompagna anche l’altro tema fondamentale delle sue poesie: l’amore per la donna. I versi più belli di Hikmet, infatti, sono proprio quelli che descrivono la passione, il desiderio, l’amore nella sua più grandiosa semplicità e concretezza.

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