Sir Charles Baskerville viene trovato morto. Accanto a lui, le impronte di un cane enorme. Molto tempo prima, nel Settecento, anche un antenato della famiglia Baskerville, Sir Hugo, era stato ucciso da un mastino mostruoso nelle paludi di Dartmoor. Sulla famiglia Baskerville sembra essersi abbattuta una sinistra maledizione, e l’unico investigatore in grado di risolvere il mistero del cane omicida è Sherlock Holmes. Con l’aiuto del suo assistente Watson, Sherlock si avventura nelle paludi nebbiose per risolvere un nuovo caso avvincente ma decisamente complesso. Come si fa a trovare il movente di un omicidio se l’assassino è un cane che attacca con furia cieca chiunque si inoltri nelle paludi? Il mastino infernale è davvero terribile o è solo lo strumento di una congiura contro Henry Baskerville? Chi è, in realtà, l’omicida disumano, il bestiale serial-killer? La trama moderna e attuale, l’ottima ambientazione nell’Inghilterra vittoriana, il fascino del detective Holmes e il gusto gotico di questo romanzo lo rendono un’opera straordinaria e intramontabile.


Il mastino dei Baskerville è la quinta, riuscitissima opera di Arthur Conan Doyle dedicata a Sherlock Holmes. A differenza degli ultimi due libri, si tratta di un romanzo e, per la prima volta, l’autore riesce a essere efficace anche in una narrazione più lunga.

I primi romanzi dedicati a Holmes – Uno studio in rosso e Il segno dei quattro – infatti, non hanno neanche lontanamente l’incisività e il pathos che possiamo trovare nei racconti brevi de Le avventure di Sherlock Holmes e Le memorie di Sherlock Holmes e, appunto, ne Il mastino dei Baskerville.

È davvero difficile smettere di leggere questo romanzo finché Holmes non ci rivela quale sia il mistero che minaccia l’ultimo discendente dei Baskerville. Il caso, come non smette di ricordarci un entusiasta Sherlock Holmes, è davvero molto intricato, con depistaggi e una marcata aurea di sovrannaturale, che ci ricorda la passione di Conan Doyle per il fantastico.

Inoltre, l’ambientazione nella brughiera di Dartmoor ci catapulta in un luogo dove non troveremmo bizzarra la comparsa di spettri e dove i lamenti del misterioso mastino dei Baskerville potrebbero richiamare quelli delle banshee, anche se siamo nel Devon e non in Irlanda.

Si stenta quasi a immaginare un personaggio così razionale come Sherlock Holmes aggirarsi in questo paesaggio di vecchie leggende e ancora ben ancorato al lato selvaggio della natura. Eppure sarà proprio grazie al suo rigoroso metodo investigativo che il caso sarà risolto, ancora una volta.

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