Buon inizio di settimana a tutt*! ^^

Oggi vi propongo una citazione da L’isola dei pinguini, che ho finito la scorsa settimana e che conferma la mia alta opinione di Anatole France, un grande autore (vincitore del Premio Nobel per la Letteratura nel 1921, che diamine!) ingiustamente abbandonato all’oblio. Sarà troppo sperare che prima o poi una CE italiana si decida a ripubblicare tutte le sue opere?

Che Pyrot avesse rubato le ottantamila balle di fieno, nessuno esitò un attimo a crederlo. Non vi furono dubbi, perché il mistero che circondava lo scandalo non permetteva al dubbio, che ha bisogno di motivi, di sorgere: non si dubita senza ragione come si crede senza ragione. Non nacquero dubbi, anche perché il fatto era sulle bocche di tutti e per il popolo tanto bastava per stabilirne la verità. Inoltre non sorsero dubbi perché si desiderava che Pyrot fosse colpevole, e facilmente si crede ciò che si desidera, e, infine, perché la facoltà di dubitare è rara fra gli uomini: solo un numero molto limitato di intelletti ne porta con sé i germi, che non si sviluppano senza cultura. È una facoltà rara, raffinata, filosofica, immorale, trascendente, mostruosa, piena di malizia, pericolosa per le persone e per le proprietà, ostile alla polizia degli stati e alla prosperità degli imperi, funesta per l’umanità, negatrice dei principi divini, disprezzata dal cielo e dalla Terra. La massa dei pinguini ignorava il dubbio; credeva nella colpevolezza di Pyrot e quella fede divenne subito uno dei capisaldi dell’opinione pubblica nazionale e une delle verità essenziali del suo credo patriottico.

Uno dei migliori romanzi satirici del Novecento, capace di fare arrabbiare i cattolici e infuriare i borghesi. Allora fu amato da Conrad, Benjamin e Jung, oggi è paragonato a Orwell, ma in Italia giaceva dimenticato da quasi cinquant’anni. Anno mille, più o meno. Un vecchio monaco quasi cieco sbarca su un’isola bretone popolata di pinguini. Scambiandoli per esseri umani, li battezza tutti. Per rimediare all’errore, Dio e i santi radunati in riunione decidono di concedere ai volatili «un’anima, però di piccola taglia». Peccato che dalla conversione in poi, i pinguini sviluppino avidità e invidia, prepotenza e conformismo, ambizioni e pudori (il primo pinguino vestito viene violentato da un diavolo travestito da prete). A partire da quest’antefatto, Anatole France traccia la storia di Pinguinia come controcanto amaro, rivelatore e irresistibilmente comico dell’evoluzione dell’Europa dal Medioevo fino alla rivoluzione industriale. Il romanzo, pubblicato per la prima volta nel 1908, è stato per lungo tempo considerato il capolavoro di Anatole France e viene accostato a classici come La fattoria degli animali di Orwell e Il mondo nuovo di Huxley. L’ultima edizione italiana (Longanesi, introduzione di Carlo Bo) risale al 1959.

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