A Barcellona una mattina d’estate del 1945 il proprietario di un negozio di libri usati conduce il figlio undicenne, Daniel, al Cimitero dei Libri Dimenticati, un luogo segreto dove vengono sottratti all’oblio migliaia di volumi di cui il tempo ha cancellato il ricordo. E qui Daniel entra in possesso di un libro “maledetto” che cambierà il corso della sua vita, introducendolo in un mondo di misteri e intrighi legato alla figura di Julián Carax, l’autore di quel volume. Un libro in cui Daniel ritrova a poco a poco inquietanti parallelismi con la propria vita…


In quanti avranno letto e apprezzato questo romanzo? Su Goodreads ha la bellezza di quattro punto ventidue di media e ho potuto constatare che gran parte dei miei amici gli ha assegnato quattro o addirittura cinque stelle.

Ecco, io in questi momenti mi chiedo se non ho travisato completamente il senso del romanzo: non solo perché l’ho trovato mortalmente noioso, ma anche – e soprattutto – perché non sono riuscita a capire come mai abbia avuto tanto successo. Sarà che, mentre lo leggevo, le mie energie mentali erano rivolte altrove, ma non ho trovato i motivi di tanto entusiasmo.

Analizziamo la parte storica del romanzo: sappiamo che è ambientato tra il millenovecentoquarantacinque e il millenovecentosessantasei perché l’autore ci informa dell’anno in corso all’inizio di ogni parte che suddivide il romanzo in nove momenti diversi. Sappiamo che è ambientato a Barcellona, quindi siamo in pieno franchismo. Ce ne importa qualcosa? Non direi, visto che l’unica importanza ricoperta dall’ambientazione storia è di giustificare la presenza di un individuo sadico violento a capo della polizia e, più un generale, di instillare nel romanzo un’atmosfera di pericolo imminente e paura. Quindi non si può dire che la parte storica sia chissà quanto curata.

Passando al mistero, mi vien quasi da ridere: non sono la discendente segreta di Sherlock Holmes, ma già nel primo quarto del romanzo era piuttosto evidente dove sarebbe andato a parare. L’unico colpo di scena che mi ha davvero sorpreso, poi, si è rivelato inutile nell’economia della trama, quindi non sono neanche riuscita a spiegarmi perché Zafón abbia così deciso. Per aggiungere altro dramma? Ma se il dramma non è venuto alla luce, che senso ha in un romanzo?

Ciliegina sulla torta di questo piattume è stata la presenza de L’ombra del vento, il romanzo di un misterioso autore misconosciuto attorno al quale ruota tutto il libro di Zafón (da qui il suo titolo). Ora, so che noi lettori facciamo parte di una categoria di questi tempi bistrattata e oppressa da classifiche di vendita imbarazzanti, e che quindi un giallo incentrato su un romanzo solletichi la nostra vanità, ma a me è parso che Zafón abbia messo su una gran paraculata.

Forse è questo il segreto del suo successo, ma mi fa strano, perché anche la paraculata per me annegava in una storia incapace di appassionare, in personaggi monodimensionali e ridicoli tentativi di risultare simpatico. Mio caro Zafón, la storia tra me e te finisce qui.

2 stars smaller

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