Buon lunedì a tutt* e ben ritrovat*! 🙂

Da oggi ritorno attiva (impegni permettendo, ovviamente), proprio nella settimana di Natale, quando tutti si prendono una pausa (così posso fare la blogger fyga e alternativa 😀 ), e nonostante il fatto che non sono sparita del tutto, visto che su Goodreads, Twitter e Facebook ogni tanto battevo un colpo.

Comunque, a proposito di robe fyghe… ho appena scoperto qual è la combinazione di tasti che su Ubuntu genera le virgolette basse, che mi piacciono tanto, tanto di più rispetto a quelle alte per indicare il discorso diretto.

E l’odierna citazione della settimana, con la quale riprendo la mia attività di blogger e tratta da Cassandra al matrimonio di Dorothy Baker, contiene un discorso diretto. Coincidenze? Io non credo…

«Tieni», ho detto alla nonna, porgendole la scatola, «cioccolatini fondenti alla ciliegia. Falli riprendere un po’, prima di aprire la scatola».

«Li metto in frigorifero», ha detto, coprendomi di ringraziamenti, perché mi ricordavo sempre dei suoi cioccolatini preferiti e perfino della marca. Non so perché la cosa la colpisca tanto, sempre che sia vero. Non c’è niente di così difficile. Ma raramente vengo ringraziata per le cose difficili, anche se faccio alcune tra le più difficili al mondo. Tipo alzarmi la mattina e andare a letto la sera sempre da sola, tranne quando sono con qualcuno: e ormai sta diventando sempre più difficile, stare davvero con qualcuno. E più o meno impossibile, invece, non ritrovarmi spesso in compagnia. E il resto è ancora più difficile. Scrivere quella stupida tesi, nei ritagli di tempo.

È un’estate dei primi anni Sessanta e Cassandra Edwards è in viaggio verso il ranch di famiglia. Partita da Berkeley, sta andando al matrimonio della sorella gemella, Judith, ma non sa come comportarsi perché non ha proprio voglia di conoscere il cognato, né di gioire dell’evento. Cosa succede nel cuore di un fratello gemello quando l’altra metà decide di andare via, di iniziare una vita propria da condividere con un estraneo? Accade di arrivare nella casa paterna e di aver voglia di tuffarsi subito in piscina, dove la testa si libera dai pensieri e nell’acqua ci si dimentica quasi di essere mai nati; di stringere tra le braccia la nonna, ancora affilata nei giudizi eppure così spudoratamente di parte nei confronti delle nipoti; accade poi di parlare con il proprio padre, in un’infilata di brandy che aiuterà a sfogare la propria tristezza e le paure. La casa degli Edwards è un piccolo mondo distante, e fiero di esserlo, dalla società americana degli anni Sessanta; è un ambiente colto e progressista dove il capofamiglia è un professore di filosofia in pensione le cui figlie ricordano con grande fierezza l’educazione libera e tesa alla curiosità che gli ha impartito; ed è una casa dove manca una madre da qualche anno. Il weekend che accompagna il racconto di Cassandra al matrimonio è quasi lo scampolo di una storia familiare idilliaca, l’ultimo colpo d’occhio di una giovane donna che sta per volgere lo sguardo altrove. Un romanzo che Peter Cameron, nella postfazione a questa edizione, ha definito “un testo eccellente, come un cibo preparato con grande abilità, ci sbalza fuori dall’esistenza disincantata di tutti i giorni e all’improvviso ci fa sentire di nuovo vivi; ci appassiona e ci stimola”.

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